Laura Amato racconta il concorso romano e il rapporto fra profumeria d’autore e letteratura. Una conversazione sulla creazione, sul giudizio e sul desiderio di imparare a sentire.
Che cosa accade quando un profumiere legge un romanzo? Potrebbe fermarsi sull’odore di una stanza, oppure cercare una forma per l’attesa che attraversa il racconto. Il lavoro comincia da una scelta: decidere che cosa, di quella lettura, meriti di diventare percepibile in un altro modo. A questo incontro fra scrittura e composizione è dedicato il Premio Aromata 2026, che ha scelto per la terza edizione il tema «l’invisibile tra le righe». Promosso dall’Associazione Culturale LiberoStile, il concorso internazionale di profumeria artistica si è svolto dall’8 al 10 ottobre a Palazzo Velli, a Roma.
Ne abbiamo parlato con Laura Amato, entrando nel cuore del Premio e della sua visione della profumeria contemporanea. Il racconto porta naturalmente verso uno dei territori che Veloria indaga con maggiore interesse: il profumo come forma culturale, capace di tenere insieme materia, intenzione creativa e interpretazione personale.
Anche il nome del Premio custodisce un legame con la storia del profumo. Nel mondo romano, aromata indicava le sostanze aromatiche e le spezie impiegate nella preparazione degli unguenti profumati: una parola che riporta alle origini materiali di quest’arte e al sapere necessario per trasformare una materia odorosa in composizione.
Premio Aromata e il valore della ricerca

Come nasce il Premio Aromata e che cosa cercate davvero in una fragranza quando arriva il momento di valutarla?
«Il Premio Aromata è un concorso internazionale ed un evento espositivo dedicato alla profumeria artistica e d’autore. La manifestazione, promossa dall’Associazione culturale romana LiberoStile, nasce da un’idea di Laura Amato, socia fondatrice. Il progetto, il cui focus è sull’aspetto artistico della profumeria, punta a valorizzare il patrimonio materiale ed immateriale di quest’arte secolare e a diffonderne la cultura con varie attività quali concorsi, esposizioni, workshop, conferenze, presentazioni di libri.
Le giornate del Premio Aromata si rivolgono non solo ad un pubblico specializzato, ma anche e soprattutto ai non addetti ai lavori ai quali si propongono di far conoscere ed apprezzare il mondo affascinante e ricco di storia e competenze della profumeria artistica L’iniziativa, unico evento romano di questo genere, è arrivata alla terza edizione e ha avuto il patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, come per le precedenti edizioni, è diventato un appuntamento annuale attraverso cui la creatività artistica e la sensibilità dei maestri profumieri sono messe in luce ed apprezzate al pari di quelle di un celebre compositore o di un grande pittore.
In fase di selezione dei partecipanti quello che cerchiamo oltre all’attinenza della candidatura al bando sono la passione e la ricerca dietro la creazione olfattiva.»
Nel momento in cui un profumiere viene riconosciuto come autore, diventa interessante domandargli perché abbia scelto una materia e quale effetto intendesse ottenere. Dal nome di un ingrediente si passa al modo in cui viene utilizzato; dalle impressioni immediate alla possibilità di comprenderne le ragioni compositive. Una fragranza può essere apprezzata per la coerenza delle sue scelte anche quando si allontana dalle nostre preferenze personali.
Il linguaggio olfattivo contemporaneo si arricchisce attraverso questa attenzione al processo creativo. Il tema letterario di Aromata la porta su un terreno particolarmente esigente: comprendere quale relazione esista fra una pagina e la fragranza che ne è nata.
Dalla pagina alla composizione olfattiva

Davanti ad un profumo, quali elementi permettono alla giuria di distinguere una composizione tecnicamente riuscita da un’opera capace di introdurre un pensiero nuovo nella cultura olfattiva?
«La valutazione dei profumi selezionati è compito della giura, quest’anno molto numerosa e composta da professionisti del settore come Edoardo Bertozzini, titolare dell’omonima storica profumeria romana; Sarah Bouasse, giornalista, autrice e traduttrice, scrive da sempre per “Nez, la revue olfactive”; Angela Ciampagna, naso indipendente e fondatrice del marchio Label; Alessandro Nicolì Cotugno, noto niche perfume expert, scrittore, fragrance evaluator, esperto di comunicazione e beauty writer per diverse realtà editoriali.
Élisabeth de Feydeau, storica del profumo, autrice di numerosi libri, insegnante all’ISIPCA e curatrice di esposizioni internazionali; Matteo Fumagalli, autore e divulgatore negli ambiti dell’editoria e della profumeria; Renata Gorreri, scent storyteller e divulgatrice di cultura e arte olfattiva; Luca Papa, direttore artistico e curatore di eventi, ha in pubblicazione un libro di profumeria artistica.
Ermano Picco, docente di Storia del Profumo presso l’Italian Perfumery Institute, ambasciatore dell’Osmothèque di Versailles per l’Italia e figura di spicco nel mondo della profumeria; Lucia Remigi, editor e autrice di Fragrantica, testata indipendente online pubblicata in 23 lingue e community per appassionati di fragranze di tutto il mondo; Claudia Scattolini, fragrance designer, docente universitaria e prima donna italiana ad essersi formata all’ISIPCA di Versailles, scuola di eccellenza nel mondo della profumeria; Jessica Sofiatti, naso di Farotti Essenze.
Giuseppe Squillace, uno dei più noti storici del profumo del mondo antico in ambito internazionale e docente di Storia Greca all’Università della Calabria; Rosa Vaia, tra i più rinomati ed apprezzati nasi della profumeria d’autore contemporanea internazionale, docente e divulgatrice olfattiva, Master Perfumer di Vieffe Noselab, società leader nel settore della creazione e produzione di alta profumeria.
La loro sensibilità ed esperienza si sintetizza in cinque criteri di valutazione che considerano il profilo tecnico della fragranza ma soprattutto l’aderenza al tema, cioè la capacità del profumiere di essere stato in grado di tradurre in note olfattive il testo letterario a cui si è ispirato per la creazione del profumo.»
Una rosa nominata in un romanzo offre un riferimento da esplorare; l’attesa che percorre una scena apre altre possibilità. Il profumiere potrebbe lavorare sulla persistenza di un accordo o sulla comparsa progressiva di una nota, cercando una corrispondenza con il modo in cui ha vissuto la lettura. Ogni soluzione contiene una scelta interpretativa: rende percepibile ciò che, fra quelle righe, lo ha coinvolto.
Da questo punto di vista, la relazione con il libro acquista forza quando si può riconoscere nella forma della composizione. Il titolo orienta l’incontro, il racconto di presentazione offre un contesto; poi arriva il momento di annusare e verificare che cosa accade. Fra l’intenzione del creatore e la sensazione di chi prova la fragranza rimane uno spazio aperto. È lo stesso spazio che consente a due persone di leggere il medesimo romanzo e portarne con sé ricordi differenti.
Ciò che sentiamo prima di trovare le parole

“L’invisibile tra le righe” suggerisce che un profumo possa contenere qualcosa che le parole faticano a trattenere. Che cosa riesce a dire l’olfatto che gli altri linguaggi artistici lasciano fuori?
«Come sappiamo i segnali dell’olfatto passano dal naso all’amigdala senza mediazione, un senso diretto e primordiale la cui funzione primaria è legata alla sopravvivenza e al legame ricordo-emozione. Questa sua caratteristica di raggiungere le emozioni e di far vivere ricordi o suggestioni in modo libero da convenzioni e da sovrastrutture culturali lo rende uno strumento espressivo diretto e molto potente rispetto ad un testo scritto.»
La familiarità improvvisa di un odore può precedere la capacità di riconoscerne la provenienza: sentiamo che qualcosa ci riguarda, mentre cerchiamo ancora il nome o il ricordo a cui associarlo. Questa immediatezza soggettiva si accompagna a un’elaborazione complessa. Nel percorso neurobiologico dell’olfatto, i segnali raggiungono il bulbo olfattivo e vengono trasmessi ad altre aree cerebrali. Anche il contesto verbale partecipa all’esperienza: in uno studio pubblicato su Neuron, il medesimo stimolo veniva giudicato diversamente quando era presentato come formaggio cheddar o come odore corporeo.
Le parole, le associazioni apprese e la storia personale concorrono dunque a ciò che sentiamo. Un fiore legato a una festa per qualcuno può richiamare una perdita per un altro. L’incontro fra profumo, percezione ed emozioni aggiunge al dialogo con la letteratura una terza presenza: quella di chi annusa. La sua esperienza entra nell’opera, le attribuisce sfumature, talvolta le fa prendere una direzione inattesa. Una creazione può perciò essere condivisa pur conservando significati diversi per ciascuno.
I profumi come documenti del desiderio
Se tra cinquant’anni qualcuno volesse capire chi siamo stati attraverso i profumi creati nel nostro tempo, che cosa scoprirebbe di noi?
«Scoprirebbero l’indubbia grande libertà creativa e quindi espressiva dei nasi di questi anni che grazie alla combinazione tra molecole, materie prime e associazioni percettive rendono il profumo un vero e proprio strumento narrativo e immaginifico. La fragranza scelta acquisisce sempre più un ruolo attivo, espressivo ed identificativo di noi stessi, di quella percezione di noi che vogliamo far arrivare agli altri.»
Per ricostruire il nostro tempo, un osservatore futuro avrebbe bisogno anche delle immagini pubblicitarie, delle abitudini d’uso e delle testimonianze di chi ha indossato quelle composizioni. Potrebbe domandarsi che cosa cercassimo nella vicinanza di certi odori: il conforto di un ambiente domestico, l’impressione di una natura distante, una sensualità più esposta. La formula offrirebbe un documento prezioso; il suo significato prenderebbe forma attraverso la vita delle persone.
Questa distanza fra ciò che viene composto e ciò che viene vissuto riguarda già il gesto di scegliere un profumo. A volte cerchiamo una presenza che confermi un aspetto familiare di noi; altre volte ci incuriosisce qualcosa che dobbiamo ancora imparare a sentire nostro. Possiamo avvicinare un’immagine desiderata di noi stessi e osservare come ci sentiamo indossandola. Il desiderio di essere riconoscibili convive con la libertà di esplorarsi.
Il desiderio di conoscere oltre il flacone

Siete soddisfatti della partecipazione ottenuta dal Premio e della risposta del pubblico all’evento? C’è qualcosa che vi ha sorpreso particolarmente in questa edizione?
«Siamo molto soddisfatti della partecipazione del pubblico e soprattutto dei profumieri, questa edizione ha visto un’ampia presenza internazionale: Giappone, Cina, Taiwan, Texas, Svizzera, Francia e Svezia.
I marchi in concorso BBfragrance; Beatrice Granucci Profumi; Berta; Carma Profvmvm; Cavok; Ugo Criscuolo e Michele Pucillo per Ateneo dell’Olfatto; Dark Tales Artisan Perfumery; Elganaur; Fanny Gautier; Grazia Poli Fragranze; Indicia Perfume Company; Ironoka Aroma Design Studio; L’Alchimista di Cuori; Les Folies du Parfum; Aici Liu; Lussur; Maria Paola Perfumes; Mindscents; Mon Petit Flacon Paris; Neusparfum; Pondusanimae; Re Profumo; Sanvincenzo Parfum; Laura Marina Spagni Reffi per Ateneo dell’Olfatto.
Nelle tre giornate abbiamo ospitato importanti appuntamenti formativi e divulgativi come, ad esempio, quello con Gabriele Venturi de “L’arte di Beppe”, Azienda produttrice di Iris pallida oppure sul quello con la dott.ssa Maura di Vito, ricercatrice dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e docente del corso di Fitoterapia degli olii essenziali e ancora Luca Falchetti, fondatore del Brand di profumeria artistica Out off Cage, progetto etico focalizzato sulle cause ambientali e cruelty free e ancora Samuele Briatore, autore di “Profumo, sociologia dell’olfatto”; Renata Gorreri, autrice del libro “Atlante del Profumo”. Inoltre, il 9 ottobre le masterclass a cura di Ateneo dell’Olfatto, “L’essenza del profumo – Arte e pratica dell’olfatto” sono immediatamente risultate sold out, segnale di grande interesse intorno al mondo del profumo.»
Il successo delle masterclass suggerisce qualcosa di più interessante del dato di partecipazione: cresce il desiderio di possedere strumenti per comprendere ciò che si sente. Conoscere il comportamento di una materia prima, osservare come cambia all’interno di una composizione, ascoltare le ragioni di chi l’ha scelta trasforma l’annusare in un’esperienza più consapevole. Il gusto conserva la propria libertà, mentre acquista nuove possibilità di lettura.
È anche in questo passaggio che un evento aperto al pubblico assume valore culturale. La profumeria d’autore può apparire, a chi vi si avvicina per la prima volta, come un territorio abitato da termini specialistici e sensibilità già educate. Renderlo accessibile significa permettere a ciascuno di partire da ciò che percepisce: un ricordo, un’associazione, un odore familiare, perfino un’incertezza. La conoscenza arriva dopo, dando forma e parole a quella prima intuizione.
Una mouillette può allora diventare qualcosa di simile a una pagina riletta. Al primo incontro cogliamo alcuni elementi; tornando sulla composizione, una nota rimasta sullo sfondo emerge, un accordo assume un significato diverso, l’impressione iniziale si sposta. Il profumo rivela la propria costruzione nel tempo e chiede a chi lo incontra di concedergli più di un istante.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più fertili dell’incontro fra letteratura e profumeria scelto dal Premio Aromata. Esistono libri che comprendiamo diversamente a distanza di anni, perché nel frattempo è cambiato il nostro modo di leggerli. Anche una fragranza può attenderci nello stesso modo: identica nella sua formula, diversa nell’esperienza di chi vi ritorna.
A Manami Kobayashi, vincitrice del Premio della Giuria Home Fragrance, e a Elganaur, vincitore del Premio della Giuria, spetta il soggiorno nel resort piemontese, l’Aja della Mirusina, previsto tra i riconoscimenti.
Il pubblico ha invece assegnato il proprio premio a Grazia Poli Fragranze, introducendo un’altra misura del giudizio: quella dell’incontro immediato fra una fragranza e chi la percepisce, la interpreta e decide di sceglierla.
A Veloria resta la curiosità di scoprire quali nuove storie, materie e interpretazioni olfattive prenderanno forma nella prossima edizione del Premio Aromata.
Che vinca la fragranza capace di lasciare, oltre il profumo, una pagina da ricordare.