Nel 2026 le famiglie olfattive e la piramide delle note continuano a orientare la lettura di una formula. Accanto a queste coordinate è cresciuto un vocabolario diverso, fatto di pelle, latte, sale, metallo, mineralità, energia, comfort e texture. Descrive meno l’elenco delle materie e più l’effetto che una fragranza produce: quanto si avvicina al corpo, quale ricordo riapre, che tipo di presenza costruisce.
I profumi contemporanei si muovono fra direzioni molto diverse. Gli skin scents convivono con extrait dalla grande diffusione, mentre il gourmand incontra legni, spezie e accordi salini. Le distinzioni di genere diventano più permeabili; biotecnologia e intelligenza artificiale entrano nel laboratorio; il design del flacone comincia a misurarsi con gesti e abilità differenti. Sotto questa varietà emerge una domanda comune: che cosa chiediamo oggi al profumo? Sempre più spesso gli chiediamo di accompagnare il modo in cui ci sentiamo e scegliamo di presentarci. Comprendere la situazione attuale significa allora osservare insieme mercato, materia, tecnologia, design e cultura, per capire quale idea di persona stia prendendo forma dentro la profumeria.
Dalla fragranza firma al repertorio personale

La signature fragrance ha incarnato a lungo un desiderio di continuità. Trovare il proprio profumo significava affidare a un odore una parte stabile della presenza, riconoscibile agli altri quasi quanto la voce o un gesto ricorrente. Quel legame conserva valore, mentre la pratica quotidiana si è fatta più mobile. Una persona può scegliere una composizione intima per il lavoro, una più espansiva per la sera, un odore legato alle vacanze o una fragranza che aiuti a entrare in una disposizione emotiva precisa.
Euromonitor International rileva che nel 2024 il 33,6 per cento degli intervistati cercava combinazioni olfattive originali, rispetto al 24,9 per cento del 2023, e individua nella fragrance wardrobe uno dei comportamenti emergenti: una collezione da modulare secondo occasione, stagione e umore. Il guardaroba olfattivo trasferisce nel profumo una libertà già familiare nell’abbigliamento. L’identità resta riconoscibile, mentre cambia il modo di renderla sensibile.
Anche i formati raccontano questo passaggio. Secondo Circana, nel 2025 la profumeria è cresciuta del 15 per cento nel mass market statunitense e del 5 per cento nel prestige; alte concentrazioni e mini taglie hanno continuato a orientare gli acquisti. Extrait, travel spray e discovery set sembrano rispondere a bisogni opposti, ma condividono la stessa logica: permettono di decidere intensità, durata, spesa e frequenza del cambiamento. Il successo del profumo contemporaneo passa anche da questa possibilità di regolare la propria presenza.
Dalla piramide olfattiva agli effetti sulla pelle

La piramide spiega lo sviluppo convenzionale di testa, cuore e fondo; il nuovo lessico prova a dire ciò che accade fra formula, aria e corpo. Parole come lattiginoso, metallico, pulito, vellutato, succoso o elettrico nascono da corrispondenze fra sensi diversi. Il naso prende in prestito categorie dal tatto, dal gusto, dalla luce e perfino dalla temperatura per rendere comunicabile un’esperienza che sfugge alla forma.
Nel 2006 Escentric Molecules portò Iso E Super al centro di Molecule 01. Una materia già nota ai profumieri divenne il soggetto dichiarato della composizione, percepita come legnosa, ambrata e intermittente attorno alla pelle. Il gesto contribuì a educare il pubblico all’idea che una fragranza possa essere riconosciuta attraverso l’aura che genera, oltre che mediante la somiglianza con un fiore, un frutto o una spezia.
Da allora l’astrazione è entrata anche nella profumeria più diffusa. Accordi minerali, muschi trasparenti e legni ambrati costruiscono volumi difficili da tradurre in una semplice lista di note. Nell’intervista di Veloria a Luca Maffei sul momento che precede un profumo, colore e consistenza diventano strumenti progettuali: prima della formula esiste una sensazione da rendere odorosa.
La stessa attenzione all’effetto spiega la convivenza fra due desideri del presente. Gli skin scents regolano l’accesso attraverso la vicinanza; extrait ed elixir intensificano scia e permanenza. Entrambi consegnano a chi indossa un maggiore controllo sulla distanza. Il linguaggio olfattivo si allarga perché il profumo viene pensato sempre più come relazione, oltre che come oggetto.
Il profumo accessibile e il design del flacone come cura

Il rapporto con una fragranza comincia prima che l’odore raggiunga la pelle. Impugnare il flacone e premere l’erogatore appartengono al rituale. Quando forza o precisione della mano diminuiscono, anche per un impedimento temporaneo, azioni minime possono richiedere assistenza. Il design decide se una pratica personale può restare autonoma.
La fragranza Rare Beginnings Eau de Parfum, lanciata nel 2026 da Rare Beauty, porta questo tema nella profumeria commerciale. Il flacone integra una pompa sovradimensionata azionabile con parti diverse della mano o del corpo, una forma che facilita la presa e un meccanismo a rotazione per bloccare e sbloccare il vaporizzatore. Il marchio dichiara di averlo sviluppato con terapisti della mano certificati e ingegneri del packaging. Nello studio su 56 persone con limitazioni degli arti superiori riportato nella scheda prodotto, il 96 per cento ha giudicato più semplice premere l’erogatore e il 95 per cento più sicura la presa.
Il progetto prosegue la Made Accessible Initiative di Rare Beauty, sviluppata con il Casa Colina Research Institute per studiare presa, manovrabilità, apertura e applicazione dei cosmetici. Emerge un principio vicino all’universal design: partire dalle differenze corporee può migliorare l’esperienza di molte persone, anche quando dolore o riduzione della forza sono temporanei. Ergonomia ed estetica, progettate insieme, fanno entrare l’accessibilità nel linguaggio del lusso senza un aspetto medicalizzato. Poter scegliere, aprire e indossare il proprio profumo senza delegare conserva autonomia, privacy e dignità. Il flacone partecipa all’espressione del Sé, rendendo possibile il gesto con cui quella presenza viene scelta.
Genere e gourmand oltre le categorie più rigide
Per gran parte del Novecento la distribuzione commerciale ha assegnato fiori e dolcezza al femminile, legni, aromatici e cuoi al maschile. Le formule hanno spesso oltrepassato quella divisione; oggi anche il modo di presentarle al pubblico sta cambiando. Nel catalogo 2025 di Accademia del Profumo compaiono 108 fragranze unisex, 63 femminili e 43 maschili. Il dato descrive quella selezione e va letto entro il suo perimetro, ma rende visibile la centralità raggiunta dalla categoria unisex.
Genderless indica ormai una libertà di carattere, anziché una neutralità obbligata. Rosa, oud, vaniglia, vetiver, cuoio e fumo possono attraversare corpi e identità differenti. Gli ingredienti ricevono un genere dalla cultura, dal packaging e dalla comunicazione; la materia conserva possibilità più ampie. Veloria lo ha osservato raccontando Coco Mademoiselle Crush Absolu e la compresenza di codici maschili e femminili: quando qualità un tempo separate convivono nella stessa scia, il profumo rende percepibile un’immagine di sé meno costretta dalla classificazione.
Anche il gourmand ha cambiato consistenza. La genealogia aperta da Angel di Mugler nel 1992 prosegue attraverso vaniglia, latte, caffè e pistacchio, oggi accostati a sale, spezie, note tostate, frutta acida, muschi e legni. Il risultato può apparire cremoso, croccante o salino prima ancora che dolce. Questa profumeria coinvolge il gusto per raggiungere la memoria: una cucina, una colazione, un viaggio, un rituale familiare. Il comfort nasce dal riconoscimento, e proprio per questo resta biografico. La stessa vaniglia può custodire intimità per una persona e risultare estranea a un’altra.
La materia racconta anche il proprio processo

La contrapposizione fra naturale e sintetico offre ormai una mappa incompleta. Fermentazione, biocatalisi e bioconversione permettono di ottenere molecole olfattive a partire da processi biologici e fonti di carbonio rinnovabile. dsm-firmenich presenta Clearwood, introdotto nel 2014, come il suo primo ingrediente biotech per profumeria: un materiale legnoso e ambrato con sfaccettature vicine al patchouli. Alla creatività si aggiungono continuità di approvvigionamento e maggiore uniformità qualitativa.
L’origine da sola, tuttavia, dice poco sull’impatto complessivo. Uno studio Life Cycle Assessment pubblicato su Green Chemistry, dedicato a 27 ingredienti di profumeria, mostra una forte variabilità legata a materie di partenza e processi produttivi. Resa agricola, uso del suolo, energia, solventi e trasformazioni incidono sul profilo ambientale. Il futuro della sostenibilità olfattiva richiederà dunque parole verificabili: tracciabilità, carbonio rinnovabile, upcycling, biodegradabilità, ricarica e valutazione del ciclo di vita.
Anche la sicurezza modifica il repertorio creativo. Dal 31 luglio 2026 le nuove immissioni sul mercato europeo devono rispettare l’estensione dell’etichettatura individuale prevista dal Regolamento UE 2023/1545 sugli allergeni delle fragranze; i prodotti già immessi possono restare disponibili fino al 31 luglio 2028. Nell’agosto 2026 IFRA ha chiuso la consultazione sulla 52ª modifica dei propri Standards, la cui notifica finale è attesa per gennaio 2027. Regole e restrizioni entrano nella storia estetica del profumo: quando una materia cambia statuto, il profumiere deve ricostruire effetti conosciuti e può scoprire soluzioni nuove.
L’intelligenza artificiale amplia il laboratorio

L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo concreto soprattutto dietro le quinte. CARTO di Givaudan, presentato nel 2019, combina una mappa del valore olfattivo delle materie con un’interfaccia visuale e un sistema robotico di campionamento rapido. Il profumiere può attraversare in meno tempo uno spazio formulativo enorme, confrontare dosaggi e produrre prove con maggiore agilità.
La velocità, però, lascia aperto il problema decisivo della scelta. Un sistema può individuare ricorrenze, suggerire associazioni e integrare preferenze dei consumatori; attribuire significato a una dissonanza, riconoscere il valore di un’imperfezione o tradurre un ricordo richiede ancora un’intenzione autoriale. Come osserva Maffei nella conversazione con Veloria, i dati ampliano gli strumenti e la direzione creativa resta umana.
Nel prossimo futuro l’AI inciderà anche sulla scoperta: consulenze digitali, questionari e raccomandazioni potranno ridurre la distanza fra un catalogo vastissimo e il gusto individuale. L’odore conserva però una resistenza alla previsione. La scelta suggerita da un profilo diventa attendibile soltanto quando incontra pelle, memoria e contesto. Se gli algoritmi premieranno soprattutto formule già apprezzate o segnali virali, la personalizzazione potrà produrre una nuova uniformità; se verranno usati per aprire alternative, offriranno al profumiere e al pubblico territori meno prevedibili. Più le composizioni diventano astratte e la tecnologia partecipa alla loro costruzione, più il pubblico cerca una sensibilità umana riconoscibile dietro la formula.
Il profumo partecipa all’espressione del Sé
Il profumo raggiunge gli altri, eppure la prima persona a incontrarlo è chi lo indossa. L’autonomia del gesto e il significato dell’odore appartengono alla stessa esperienza: scegliere una fragranza, applicarla e riconoscersi nella sua presenza. L’odore entra nel respiro, resta sui vestiti, ritorna durante il movimento e può collegare il presente a una memoria. Una ricerca di Rachel Herz sulle memorie autobiografiche ha mostrato che i ricordi evocati dagli odori possiedono qualità emotive e temporali specifiche rispetto a quelli sollecitati da stimoli visivi o verbali. L’odore riattiva una scena insieme al modo in cui quella scena era stata vissuta.
Anche la pelle partecipa al risultato. In due esperimenti pubblicati su PLOS ONE, la miscela fra odore corporeo e profumo ha prodotto effetti differenti secondo la persona; le fragranze scelte dai partecipanti interagivano con l’odore individuale in modo specifico. La formula mantiene la firma del creatore, mentre il corpo la trasforma in esperienza singolare.
Il passaggio dalla fragranza firma al guardaroba olfattivo acquista un significato più profondo. La coesione personale può accogliere variazioni: restiamo riconoscibili a noi stessi mentre attiviamo parti diverse della nostra identità secondo relazioni, luoghi e momenti della vita. Una fragranza abituale può sostenere continuità; una scelta nuova può rendere percepibile un cambiamento ancora difficile da nominare. Nell’articolo su Max Mara Le Parfum come cappotto invisibile, Veloria ha esplorato proprio questa funzione: l’odore accompagna il passaggio fra percezione interna e immagine pubblica, come un gesto di autoriconoscimento prima dell’incontro con lo sguardo altrui.
Il mercato sta già traducendo il rapporto fra odore e vita emotiva in fragranze associate a calma, energia, sonno o concentrazione. Mintel registra la crescita di questo linguaggio funzionale e dell’uso del profumo per esprimersi o modificare l’umore. Il dato descrive un desiderio del pubblico; l’efficacia clinica appartiene a un piano differente. Associazioni apprese, aspettative, contesto e biografia influenzano la risposta. La direzione più fertile saprà valorizzare la dimensione affettiva dell’olfatto con misura, lasciando alla persona il diritto di attribuire senso alla propria esperienza.
Verso una profumeria personale e verificabile
La profumeria dei prossimi anni difficilmente convergerà verso un solo profilo dominante. I segnali attuali indicano una pluralità più consapevole: intimità e proiezione, memoria e sperimentazione, ingredienti storici e nuove molecole continueranno a convivere. La trasformazione più incisiva riguarderà il grado di scelta concesso a chi indossa, dalla formula al flacone, e la precisione delle informazioni offerte.
La personalizzazione più concreta passerà probabilmente da repertori componibili, piccoli formati, flaconi accessibili e consulenze capaci di orientare senza chiudere il gusto in un profilo. Sul piano produttivo crescerà la richiesta di conoscere provenienza, processo e impatto delle materie. Nel laboratorio, l’AI diventerà un’infrastruttura ordinaria; proprio per questo l’autorialità si misurerà sempre più nella qualità delle decisioni, nella cultura del profumiere e nella capacità di sottrarsi alle combinazioni prevedibili.
Il profumo si sta dirigendo verso una forma di presenza modulabile. Continueremo a domandare che cosa contiene una composizione, e vorremo sapere con crescente precisione da dove arrivano le sue materie e come sono state ottenute. La domanda più intima riguarderà ciò che quella formula permette di riconoscere, custodire o trasformare in noi. Il futuro del linguaggio olfattivo si gioca in questa distanza breve: fra ciò che il profumiere ha composto e ciò che una persona scopre di sé quando lo indossa.