9 Ottobre 2026

Che cosa cerchiamo quando scegliamo un profumo?

25 Settembre 2026

Che cosa cerchiamo quando scegliamo un profumo?

Sul polso sinistro c’è la fragranza che eravamo entrati per comprare. Sul destro, quella che continuiamo ad annusare mentre usciamo dalla profumeria. La scelta riguarda il piacere di sentirla addosso, un ricordo che ritorna e il modo in cui vorremmo presentarci agli altri. Ciò che cerchiamo cambia persino quando torniamo a un odore familiare. Può capitare che un’essenza amatissima smetta di sembrarci nostra prima ancora di capire che cosa, in noi, è cambiato.

Scegliere un profumo per riconoscerci e sperimentare

Fra come ci sentiamo e come desideriamo presentarci può esserci una distanza. Hazel Markus e Paula Nurius hanno chiamato «sé possibili» le immagini di chi potremmo diventare, di chi vorremmo essere e di chi temiamo di diventare. La loro idea offre una chiave per leggere un gesto quotidiano: provare una fragranza insolita può farci immaginare come ci sentiremmo lasciando emergere un lato di noi che di solito teniamo in disparte. A volte basta indossarla per qualche ora per capire se ci piace quella possibilità.

Lo stesso flacone, intanto, può rispondere a desideri differenti. Prima di una giornata impegnativa cerchiamo la familiarità di un gesto conosciuto; prima di un incontro speriamo di sentirci più sicuri; a casa, senza spettatori, rimane il piacere di avvertirlo sulla pelle.

Il primo flacone scelto senza chiedere pareri può restare impresso anche quando il suo odore ha smesso di piacerci. Forse volevamo avvicinarci agli amici; forse desideravamo distinguerci. Con quel gesto provavamo a decidere da soli a quale gruppo appartenere e quanta distanza prenderne.

La scelta si compie fra immagini che abbiamo imparato a riconoscere. Pubblicità, flaconi e reparti separati suggeriscono che un fiore appartenga a un genere, un legno a un altro, una scia persistente a una persona sicura di sé. Nell’articolo dedicato a Coco Mademoiselle Crush Absolu e ai codici di genere nella profumeria, Veloria mostra come una promessa di seduzione venga costruita anche attraverso le immagini. La prova sul polso può rivelare uno scarto: a volte ci attrae la figura della campagna più del profumo; altre volte amiamo proprio l’odore che quella campagna sembrava rivolgere a qualcun altro.

Quando scegliamo un profumo per un’altra persona, il ritratto che ci siamo fatti di lei entra nel regalo. Possiamo immaginarla più audace di quanto si senta, o attribuirle un odore che a noi dà conforto. Nella scatola mettiamo anche la speranza di ritrovarla in quella fragranza. Sarà lei a capire, sulla pelle, se vi si riconosce. Un flacone rimasto quasi pieno può raccontare la distanza fra due modi di vedere la stessa persona.

La familiarità di ciò che abbiamo vissuto

A volte torniamo a un profumo perché ci restituisce la vicinanza di qualcuno, o la persona che eravamo quando lo indossavamo. Lo ritroviamo su un indumento riposto in un cassetto e insieme riaffiorano un corridoio di casa, una mano sul bavero, l’ora in cui qualcuno tornava. La memoria porta con sé una scena intera. Riaprire quel flacone può essere un modo di tenerla vicina per un momento.

Il nome «effetto Proust» rimanda alla madeleine intinta nel tè della Ricerca del tempo perduto. In quella pagina l’assaggio fa affiorare il ricordo: il sapore del dolce e l’odore che lo accompagna agiscono insieme. Le ricerche sui ricordi evocati dagli odori hanno preso sul serio quella intuizione letteraria.

In uno studio, Johan Willander e Maria Larsson hanno osservato che, rispetto a parole e immagini, gli odori richiamavano più spesso ricordi dell’infanzia e una sensazione più intensa di ritorno nel passato. In un esperimento successivo, gli odori legati a quell’epoca hanno suscitato racconti più ricchi delle immagini corrispondenti.

Un odore, però, può lasciarci indifferenti. Nel lavoro di Désirée Lopis e colleghi, soltanto alcuni odori hanno suscitato ricordi autobiografici precisi; più spesso i partecipanti cercavano di dar loro un nome o raccontavano associazioni generiche. Il profumo indossato durante un trasloco o una storia d’amore può acquistare un valore che nessun elenco di note saprebbe anticipare. Tornando a sceglierlo, cerchiamo talvolta anche un contatto con quel periodo della nostra vita.

Un odore che ci faccia stare bene sulla pelle

Sul cartoncino il profumo è solo; sulla pelle incontra l’odore di chi lo indossa. Pavlína Lenochová e colleghi hanno confrontato, in una serie di esperimenti, miscele fra odore corporeo e profumi scelti dalle persone o assegnati a caso. In una delle prove, i valutatori preferivano la miscela con la fragranza scelta, benché i due profumi, sentiti da soli, risultassero altrettanto piacevoli.

Il risultato riguarda quella prova specifica; suggerisce che una preferenza possa dipendere anche dall’incontro fra il profumo e il nostro odore. La composizione continua poi a vivere sul corpo: contano la quantità applicata, gli abiti, l’ambiente e il tempo trascorso.

Un caso che porta questa idea nella cultura della profumeria è Molecule 01. Geza Schön lo ha lanciato nel 2006 intorno a un’unica molecola odorosa, l’Iso E Super. Escentric Molecules lo presenta come una fragranza vicina alla pelle, capace di mescolarsi all’odore personale. Il progetto rende esplicita una scelta che facciamo anche con essenze molto diverse: quanto vogliamo farci sentire, e da quale distanza.

C’è una differenza fra ammirare un profumo e desiderarne la compagnia. Possiamo adorarlo su un’altra persona e trovarlo faticoso a metà pomeriggio sulla nostra pelle. O accorgerci di amarlo quando riaffiora dal colletto senza che nessuno intorno se ne accorga. È un piacere che non richiede testimoni.

Il desiderio di essere riconosciuti

Talvolta una fragranza ha un destinatario preciso, anche se non glielo diciamo. Vorremmo che una persona ne riconoscesse la scia quando le passiamo accanto, o la sentisse soltanto quando ci abbraccia. L’odore entra nei suoi ricordi insieme ai gesti ripetuti: il saluto sulla porta, il posto accanto in automobile, una giacca lasciata sulla stessa sedia. Un giorno quella persona potrebbe incontrare lo stesso profumo su uno sconosciuto e, per un attimo, pensare a noi.

Chi indossa quel profumo e chi lo sente, però, vivono esperienze differenti. L’adattamento olfattivo studiato dagli psicofisici riduce la nostra sensibilità a un odore dopo un’esposizione ripetuta o prolungata. Possiamo avvertire meno la fragranza che portiamo da ore, mentre una persona appena arrivata potrebbe percepirla con chiarezza. È una piccola asimmetria della presenza: una parte di ciò che comunichiamo sfugge alla nostra percezione proprio mentre gli altri la incontrano.

Patrick Süskind, nel romanzo Il profumo, porta il desiderio di essere amati attraverso un odore fino all’ossessione. Grenouille, privo di un odore proprio, compone la fragranza con cui pretende di suscitare amore negli altri. La finzione ci lascia una domanda inquieta: quanta parte dell’immagine che lasciamo crediamo davvero di poter controllare?

Per questo l’odore personale vive anche nelle relazioni. Una scia cara a noi può richiamare tenerezza a qualcuno, indifferenza a un altro, disagio a chi la associa a un’esperienza difficile. Veloria ha già esplorato il legame fra profumo, memoria e identità nell’articolo dedicato a Santiago Luxury Parfum, dove la fragranza viene letta anche come eredità olfattiva capace di accompagnare esperienze, relazioni e ricordi. Una scia condivisa aggiunge un ulteriore livello: ogni persona che la incontra può associarle una storia propria, destinata a esistere anche oltre le intenzioni di chi la indossa.

Quanto un odore possa entrare nella vicinanza emerge anche dalle interviste a undici persone con perdita o forte riduzione dell’olfatto. Alcune raccontavano la mancanza dell’odore dei figli o del partner durante un abbraccio; altre attribuivano a quella perdita un peso minore. Quel dettaglio della vicinanza acquista valore in una relazione. Possiamo desiderare che la nostra scia sia ricordata, ma sarà la storia con l’altra persona a darle significato.

La libertà di cambiare

Si parla spesso di «profumo firma», come se trovare quello giusto significasse scegliere una volta per tutte. Per alcune persone ripetere la stessa fragranza ogni mattina dà continuità al gesto e lascia agli altri una presenza riconoscibile. Per altre, è la curiosità a restare costante mentre cambiano i gusti e le stagioni della vita.

Può cambiare anche il modo in cui sentiamo. In uno studio su 80 donne, le partecipanti in postmenopausa mostravano una capacità olfattiva inferiore a quella delle coetanee non in menopausa. Un’indagine più ampia ha raccolto una percezione soggettiva diversa: le partecipanti in gravidanza giudicavano il proprio olfatto peggiore delle altre donne. Sono risultati diversi, relativi a gruppi; non descrivono l’esperienza di ciascuna persona. A volte un profumo ci sembra cambiato mentre è cambiato il nostro modo di sentirlo.

Le fragranze, inoltre, continuano a cambiare significato mentre noi le indossiamo. Un profumo comprato per celebrare un inizio può restare legato a quella promessa anche quando la vita prende un’altra direzione. A volte lo conserviamo proprio per ritrovare la persona che eravamo; altre volte aprire il flacone richiede una distanza che ancora non abbiamo. La memoria olfattiva comprende anche queste esitazioni.

Nel racconto di Veloria su L’Heure Bleue di Guerlain e il rapporto fra formula e tempo, una fragranza attraversa generazioni che vi hanno legato ricordi personali. Accade qualcosa di simile ai nostri profumi abituali: quando ne scegliamo uno nuovo, chi ci conosce da tempo potrebbe ancora riconoscerci nell’odore precedente. Il nostro gusto cambia, mentre la memoria degli altri segue tempi che non possiamo decidere.

Leggi anche: Coco Mademoiselle Crush Absolu: profumo, gender e attrazione, L’Heure Bleue Guerlain 2026: storia e differenze con il profumo 1912 e Santiago Luxury Parfum.

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