8 Agosto 2026

Santiago Luxury Parfum: memoria, neuroscienze e identità nella profumeria artistica

26 Giugno 2026

Santiago Luxury Parfum: memoria, neuroscienze e identità nella profumeria artistica

Santiago Luxury Parfum nasce da una fase di profondo cambiamento nella vita di Alessandro Caponi ed è dedicato a suo figlio. Un progetto in cui fragranze, ricordi e conoscenza si intrecciano per dare forma a un’eredità olfattiva capace di attraversare il tempo.

Può una fragranza custodire una vita e consegnarne la memoria al futuro? Santiago luxury parfum nasce nel 2020, quando un passaggio decisivo nella vita di Alessandro Caponi, fondatore e direttore creativo del brand, si trasforma in gesto creativo. Il nome scelto è quello del figlio, Santiago: presenza affettiva e origine di un progetto che affida al profumo i momenti condivisi.

Libri, viaggi, vini, distillati, miti e paesaggi confluiscono in una costellazione di ricordi sensoriali. In questa intervista per Veloria, la profumeria artistica incontra neuroscienze, filosofia e filologia per esplorare il legame tra odore, emozione, identità e desiderio. Ne emerge una visione della fragranza come traccia personale, strumento di conoscenza e forma di resistenza alla velocità contemporanea.

Quando il cambiamento diventa creazione: la nascita di Santiago Luxury Parfum

Quando nasce Santiago Luxury Parfum e qual è stata l’intuizione che ha trasformato la sua passione per il profumo in un progetto di profumeria artistica?

Santiago Luxury Parfum nasce nell’ottobre del 2020, in piena pandemia, anche se quel periodo non ne fu la causa principale, o almeno non l’unica. Per me fu un anno di decisioni profonde e cambiamenti importanti.

Ho sempre coltivato una passione per l’universo olfattivo e, proprio allora, ho scelto di trasformarla in un progetto capace di lasciare una traccia di me e raccontare una storia diversa: quella di ciò che ero e di ciò che avrei potuto diventare.

Mi sono sempre augurato che questa traccia potesse ispirare anche mio figlio e dimostrargli che, persino nei momenti di grande difficoltà, si può creare qualcosa di meraviglioso. Ho scelto così di dare forma a una memoria indelebile, quella olfattiva, e di chiamarla Santiago, come mio figlio, per raccontare me e i momenti vissuti insieme.

Attraverso le fragranze rivivo anche i libri che leggo, i viaggi che ho fatto e passioni come quelle per i vini e i distillati, da cui traggo ispirazione. Un giorno, quando mio figlio sarà grande e io non ci sarò più, potrà ritrovare quei momenti nei miei profumi. Allo stesso tempo, attraverso i miei ricordi, riesco a risvegliare quelli di altre persone. Per come la vedo io, è un dono prezioso che non voglio sprecare.

Lei ha una formazione che attraversa neuroscienze, filologia e filosofia. In che modo questi saperi influenzano il suo modo di pensare, costruire e raccontare una fragranza?

Filosofia, arte e scienza nascono tutte dalla stessa domanda: «E se non fosse così?». Questa domanda attraversa continuamente la mia vita, dal lavoro alla dimensione personale.

Quando mi assale il dubbio di non farcela o di non poter realizzare qualcosa, mi chiedo: «E se non fosse così?». Questo mi permette di mettere in discussione le mie convinzioni, evolvere come persona e non restare fermo.

Da qui nasce il mio bisogno di continuare a creare. Creare è un atto meraviglioso, una forma d’arte che mi ha sempre affascinato. Per me è importante lasciare a chi verrà dopo qualcosa che prima non esisteva. Nel mio piccolo, lo faccio attraverso i profumi e le storie della loro nascita.

Profumo, neuroscienze e memoria olfattiva

Il cervello percepisce un profumo prima ancora che la mente riesca a tradurlo in parole. Che cosa accade in quel primo istante di incontro tra odore, memoria ed emozione?

Quando annusiamo un odore, è anzitutto il corpo a stabilire istintivamente se ci piace oppure no. Tendiamo ad avvicinarci agli odori familiari e ad allontanarci da quelli che percepiamo come una minaccia, anche senza comprenderne il motivo.

Il nostro cervello è diviso in tre aree: neocorteccia, sistema limbico e cervello rettiliano. L’olfatto lavora a stretto contatto con il sistema limbico, la parte più ancestrale, dove vengono custoditi ricordi ed emozioni, come in una biblioteca che il cervello consulta ogni volta che associa un odore, un’immagine o un suono a un’esperienza.

Quando annusiamo, le molecole odorose presenti nell’aria raggiungono i recettori olfattivi, che inviano al cervello l’impulso appena codificato. L’ippocampo registra l’esperienza, associa l’odore a un’immagine e allo stato chimico del corpo in quel momento, contribuendo così a determinare la nostra reazione.

Se, per esempio, una persona ha vissuto un grave incidente stradale e ha memorizzato l’odore di benzina, metallo e gomma bruciata, una fragranza che richiami quelle sensazioni può riattivare l’allerta. L’ippocampo riconosce l’associazione e comunica con l’amigdala, provocando un aumento del rilascio di cortisolo e adrenalina. Ne possono derivare stress, accelerazione del battito cardiaco, mani fredde e sudate, desiderio di fuggire. Questo è il potere di un semplice odore. Allo stesso modo, però, una fragranza può generare benessere perché riporta alla memoria un momento felice.

La piramide olfattiva viene spesso spiegata in termini tecnici: note di testa, cuore e fondo. Può essere interpretata anche come un percorso percettivo, dal primo impatto alla memoria più profonda?

La piramide olfattiva è un percorso percettivo. Il cervello riconosce dapprima gli odori più familiari e, con un po’ di allenamento, impara a distinguere anche gli altri. Io la definisco una sorta di ponte: consente di attraversare le note e raggiungere la meta immaginata mentre si annusa un profumo. Di fronte agli odori, il cervello è capace di farci viaggiare da un luogo all’altro senza muoverci di un centimetro. Le note olfattive sono i ponti che costruiscono questo viaggio.

Perché scegliamo una fragranza: emozioni, bias e desiderio collettivo

Quando scegliamo un profumo, decidiamo davvero in modo razionale oppure interviene l’euristica affettiva, cioè una scelta guidata da piacere, ricordo, attrazione immediata e stato emotivo?

Questa è una bella domanda, la risposta forse farà innervosire molti lettori. Nella scelta di un profumo siamo condizionati da numerosi bias ed euristiche, non soltanto da quella affettiva.

Poiché il profumo è immateriale, la nostra decisione dipende spesso dalle esperienze legate a un determinato odore, dall’estetica del packaging, dalla nostra idea di bellezza e persino dalla simpatia per chi ce lo racconta o dalla stima che nutriamo verso il fondatore del brand.

Anche il colore del flacone influenza la percezione: tendiamo a considerare più intensa una fragranza racchiusa in una bottiglia scura e più leggera una presentata in un contenitore trasparente.

Interviene inoltre la riprova sociale: orientiamo la scelta verso ciò che può farci sentire parte di un gruppo e aumentare le probabilità di essere accettati. Per questo è difficile capire che cosa ci piaccia davvero. Dovremmo imparare a mettere in discussione le nostre convinzioni e liberarci dai pregiudizi, soprattutto quando annusiamo le creazioni di un brand artigianale ancora poco conosciuto.

Filologia, mito e paesaggi olfattivi

Esiste, secondo lei, una “filologia del profumo”, capace di risalire alle radici culturali, simboliche e sensoriali di una materia prima?

Certo che sì. Ogni parola ha un’origine e un significato che custodiscono una storia o un mito. La stessa parola «profumo» deriva da pro-fumum, cioè «attraverso il fumo». Gli antichi credevano di avvicinarsi alla divinità bruciando resine e facendo salire verso il cielo il fumo profumato.

Alcune collezioni di Santiago Luxury Parfum evocano universi narrativi intensi, dalla Grecia al Medio Oriente. Come nasce il dialogo tra mito, geografia, cultura e composizione olfattiva?

Prendendo come esempio la mia linea Grecia, il dialogo tra mito, cultura e geografia nasce da un linguaggio comune, l’olfatto, attraverso il quale possiamo raccontare tutti e tre questi mondi.

Con gli odori posso rivivere un romanzo e immedesimarmi nella scena descritta; posso tornare alle passeggiate nei prati di Afrodite, agli aromi canforati dei tempi antichi o al legno scuro, impregnato d’incenso, di una chiesa della fine del Seicento. Questo mi porta a pensare che l’olfatto sia mito, geografia, cultura e desiderio di esplorare.

L’eccellenza nella profumeria artistica

Come si crea un prodotto d’eccellenza nella profumeria artistica, oltre alla qualità della formula e delle materie prime?

Per me, l’eccellenza nasce dal seguire personalmente ogni fase della creazione, dalla scelta delle materie prime fino all’imbottigliamento. Mi prendo cura di ciascuna fragranza come di un figlio, assicurandomi che tutto sia a posto prima di lasciarla camminare da sola. L’eccellenza, dunque, è conoscere intimamente ogni pregio e ogni limite della propria creazione.

Veloria racconta il profumo come simbolo culturale, oltre che come prodotto. Quale ruolo può avere oggi la profumeria artistica nel restituire profondità a un mercato spesso dominato dalla velocità e dalla riconoscibilità immediata?

Il profumo ha da sempre un ruolo fondamentale nella vita quotidiana. È attraverso l’olfatto che, appena nati, riconosciamo l’odore rassicurante di nostra madre; ed è anche uno degli ultimi messaggi che lasciamo quando la vita finisce, poiché il corpo continua a emanare odori. Per questo una fragranza può farci rivivere molti momenti, restituirci paesaggi sfuggiti alla nostra distrazione o riportarci all’odore della persona di cui siamo, o siamo stati, innamorati al primo incontro. Gli odori hanno il potere di fermare il tempo, farci immaginare mondi e riaprire situazioni cariche di nostalgia. Ci restituiscono quella profondità che la continua ricerca di viralità e riconoscibilità sui social tende a sottrarci, trasformandoci in vittime inconsapevoli di una dipendenza che ci allontana dal mondo reale. Per me il profumo è un mezzo per contrastare questa superficialità e tornare ad apprezzare ciò che abbiamo di autentico.

Santiago come manifesto e l’ascolto delle emozioni

Se dovesse scegliere una sola fragranza di Santiago Luxury Parfum come manifesto autentico della sua visione creativa, quale sarebbe e perché?

Questa domanda mi entusiasma perché mi obbliga a riflettere davvero. In realtà, non c’è una singola fragranza che possa rappresentare il manifesto della mia visione creativa: ciascuna custodisce il racconto di un momento preciso vissuto con mio figlio o con una compagna di vita, oppure traduce in chiave olfattiva la mia passione per i distillati e i vini.

Posso quindi affermare che il mio vero manifesto è il nome Santiago, cioè il brand stesso. È lui ad avermi permesso di sviluppare questa visione e a spingermi ogni giorno a creare qualcosa che lasci una traccia positiva di me. Vorrei consegnare a mio figlio, e ai figli dei suoi figli, un’eredità olfattiva attraverso cui ripercorrere le mie storie e i miei paesaggi interiori.

Se dovesse lasciare ai lettori di Veloria una sola chiave per scegliere un profumo in modo più consapevole, quale sarebbe?

La chiave è spogliarsi di ogni pregiudizio, entrare in profumeria senza aspettative e, possibilmente, senza una persona accanto che orienti la scelta. Il profumo che parla di noi e ci fa stare bene dipende profondamente dalle esperienze personali associate a uno specifico odore. Non ricordiamo mai un odore in sé, ma attraverso ciò che abbiamo vissuto. Una frase riportata nella mia bio di Instagram dice: «Una rosa è una rosa. Gli aggettivi che scegli per definirla dicono molto di te, non della rosa». È proprio così: la percezione di un odore è influenzata anche dal nostro stato d’animo, che può cambiare persino dopo l’incontro con una persona che non ci è simpatica.

Quindi annusate, sperimentate e ascoltate le emozioni che emergono quando entrate in contatto con un profumo.

La visione di Santiago Luxury Parfum riconduce la fragranza alla sua dimensione più intima: quella di una memoria viva, capace di custodire ciò che siamo stati e di accompagnare le trasformazioni che ci rendono ciò che stiamo diventando. L’olfatto riapre stanze interiori, riporta alla luce emozioni rimaste in ombra e mostra come ogni cambiamento possa diventare una forma di continuità con se stessi. In questo passaggio tra memoria e possibilità, il profumo lascia agli altri una traccia impalpabile, ma tenace, capace di sopravvivere al tempo e di raccontare chi siamo stati nel loro ricordo.

Alessandro Caponi è il fondatore e l’anima creativa di Santiago Luxury Parfum. La sua ricerca nasce dall’incontro tra una profonda passione per l’olfatto e una formazione che attraversa neuroscienze, filologia e filosofia. Nelle sue creazioni trasforma ricordi, viaggi, letture e passioni personali in esperienze olfattive artigianali. Il nome del brand, dedicato al figlio Santiago, racchiude la sua idea di profumo: una traccia emotiva capace di custodire il tempo e tramandare memoria.

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