9 Ottobre 2026

Abitare è un diritto: che cosa può ancora fare l’architettura

5 Ottobre 2026

Abitare è un diritto: che cosa può ancora fare l’architettura

Una casa accoglie il corpo, custodisce relazioni e permette alla vita di cambiare. Per la Giornata Mondiale dell’Architettura 2026, il diritto all’abitare incontra le domande emerse dal Festival dell’Architettura di Roma: accessibilità, riuso, comunità e responsabilità del progetto.

Una stanza senza possibilità di essere adattata può diventare inadeguata quando cambia la vita di chi la abita. La posizione di una finestra cambia la luce e il calore di una stanza. Il costo di un affitto determina quanto reddito rimane per curarsi, studiare, incontrare gli altri. Queste decisioni, di natura diversa, incidono tutte sulla possibilità di abitare.

Il 5 ottobre, per la Giornata Mondiale dell’Architettura 2026, l’Unione Internazionale degli Architetti ha scelto il tema Housing is a Human Right. Build It. L’invito porta il progetto dentro una questione essenziale: chi può accedere a un’abitazione adeguata, mantenerla e adattarla alla propria esistenza?

La qualità di uno spazio si misura nelle libertà che concede a chi lo abita.

Giornata Mondiale dell’Architettura 2026 e diritto alla casa

Framed Presence, Yuchen Huang, Platinum Winner (Professional).

La UIA chiede agli architetti di contribuire attraverso progetto, ricerca e intervento nel dibattito pubblico, richiamando modelli abitativi inclusivi e riuso del patrimonio esistente. Il mandato riguarda tanto le scelte professionali quanto la capacità di rendere comprensibili i bisogni delle persone alle istituzioni e ai committenti.

Un’abitazione adeguata deve proteggere dalle condizioni climatiche, offrire servizi essenziali, consentire l’uso degli ambienti e avere costi compatibili con il resto della vita. La sicurezza di poterci abitare conta quanto la solidità delle pareti: un alloggio salubre, quando la permanenza resta precaria, lascia aperta una parte decisiva del problema.

Anche la localizzazione entra in questo giudizio. Un appartamento economico può richiedere ore di spostamento, rendere difficile raggiungere un ambulatorio o allontanare una famiglia dalle persone che la aiutano. Il prezzo racconta una parte dell’accessibilità; il tempo, le energie e le relazioni necessarie per viverci completano il quadro.

La casa custodisce il corpo e la continuità della vita

Ismaili Center Houston, progettato da Farshid Moussavi Architecture.

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità su casa e salute, pubblicate nel 2018, affrontano sovraffollamento, temperature interne troppo basse o elevate, rischi di infortunio e accessibilità per persone con limitazioni funzionali. Le condizioni domestiche appartengono dunque anche alla prevenzione sanitaria.

Dormire in una stanza troppo calda o studiare senza un posto disponibile sono esperienze che mostrano il rapporto fra ambiente e vita quotidiana. Un interno può facilitare gesti ordinari oppure renderli faticosi, fino a restringere il grado di indipendenza di una persona.

La casa offre anche riferimenti attraverso cui riconoscersi. Il posto assegnato a un libro, la vista dalla cucina, il percorso compiuto tornando la sera appartengono a una storia personale. Nella psicologia ambientale, il concetto di place attachment, studiato da Leila Scannell e Robert Gifford, descrive il legame fra persone e luoghi, considerando chi sviluppa l’attaccamento, i processi psicologici coinvolti e le caratteristiche del luogo.

Un trasferimento imposto può interrompere abitudini e vicinanze costruite in anni. La stabilità abitativa permette di investire nel futuro senza dover ricostruire continuamente le coordinate del presente.

Quando il costo dell’abitare restringe il futuro

Una casa può essere ben progettata e restare economicamente irraggiungibile. L’indicatore di sovraccarico dei costi abitativi di Eurostat misura la quota di popolazione che vive in famiglie nelle quali le spese per l’abitazione superano il 40% del reddito disponibile, considerando costi e reddito al netto dei sussidi abitativi. Le spese comprendono anche utenze e altri oneri: il calcolo va oltre il solo affitto.

Nella pubblicazione Housing in Europe 2025, con dati relativi al 2024, Eurostat rileva che nell’Unione europea il sovraccarico riguardava quasi il 10% della popolazione residente nelle città, rispetto al 6% nelle aree rurali. Sono valori europei, con differenze fra Paesi, che descrivono una condizione distinta dalla qualità fisica dell’alloggio.

Un canone elevato può sottrarre risorse a una visita medica, a un percorso di formazione o alla cura dei figli. Una separazione può far crescere le spese dell’abitare senza aumentare le risorse disponibili; un giovane può avere un lavoro e continuare a rimandare l’autonomia.

Dal Festival dell’Architettura di Roma una domanda sull’accesso

Il Festival dell’Architettura di Roma, promosso dall’Ordine degli Architetti di Roma e dalla Casa dell’Architettura, si è concluso il 4 ottobre dopo un percorso iniziato il 18 settembre e diffuso fra Esquilino, Centocelle e Casal Bruciato. La vicinanza alla giornata mondiale permette di leggere il suo programma attraverso la relazione fra progetto e diritto all’abitare.

Nel programma figuravano Design for Social Change con Mario Cucinella, il focus sul riuso con Odile Decq e il confronto su genere, città e professioni con Elena Granata. Per l’abitare, questi temi suggeriscono tre domande: chi può usarlo, che cosa possiamo trasformare di ciò che esiste, quali vite vengono considerate quando progettiamo?

Il rapporto fra genere e città, per esempio, invita a osservare i percorsi legati alla cura. Accompagnare un bambino, fare la spesa, raggiungere un familiare anziano e tornare dal lavoro richiede una successione di tragitti. La loro praticabilità dipende da trasporti, marciapiedi, servizi e distribuzione delle distanze. Un’abitazione entra in quella rete prima ancora che si apra la porta.

A Casal Bruciato, il racconto dell’OAR documenta Nodo Aperto, installazione temporanea in piazza Balsamo Crivelli, con Nicola Auciello come capogruppo. Il progetto è stato sviluppato attraverso osservazioni sul campo e questionari, mettendo in relazione la configurazione della piazza con chi la frequenta.

Conoscere gli usi prima di definire le forme è un’indicazione trasferibile al progetto abitativo. Il lavoro sulle mappe di quartiere di FAR26 intrecciava infatti informazioni fisiche, sociali e identitarie. Per leggere il valore di un luogo occorre includere anche i riferimenti riconosciuti dagli abitanti, le associazioni e le pratiche che lo tengono vivo.

Il confronto conclusivo dedicato a Politiche e visioni per Roma offre il contesto per chiedersi come queste conoscenze possano orientare le decisioni su servizi, patrimonio e risorse. La partecipazione acquista consistenza quando chi abita un territorio può riconoscere l’effetto del proprio contributo.

Progettare per la vita che cambia

8 House, Copenaghen, progettato da BIG – Bjarke Ingels Group.

Dentro molte planimetrie sopravvive un abitante immaginario: adulto, autosufficiente, con bisogni prevedibili. Un figlio cresce, il corpo invecchia, una malattia modifica la mobilità. Sono cambiamenti che chiedono di rivedere gli ambienti.

Una progettazione inclusiva considera queste trasformazioni fin dall’inizio. Percorsi senza dislivelli evitabili, bagni adattabili, porte utilizzabili con ausili, comandi raggiungibili e illuminazione leggibile possono ridurre la dipendenza dall’aiuto altrui. Le esigenze motorie, sensoriali e cognitive richiedono valutazioni specifiche: l’etichetta di accessibilità, da sola, offre poche informazioni sull’esperienza effettiva.

Una stanza capace di cambiare funzione, partizioni modificabili dove tecnicamente possibile e impianti predisposti per usi diversi possono accompagnare nuove necessità senza imporre ogni volta una ristrutturazione onerosa. Nell’approfondimento di Veloria sul comfort nel design del Novecento, il rapporto fra corpo e oggetto mostrava quanto il benessere dipenda dall’uso.

L’articolo di Veloria su IKEA KOMPISHÄNG offre un confronto alla scala dell’arredo. Una scrivania pieghevole con maniglia e un organizer che diventa borsa rispondono alla vita di chi trasloca spesso. L’oggetto può seguire una persona fra abitazioni diverse; un edificio adattabile le permette di riorganizzare gli ambienti senza doverli lasciare.

Un trasloco può esprimere il desiderio di cambiare o derivare dall’impossibilità di sostenere un affitto. Il design può alleggerire lo spostamento; il diritto all’abitare richiede che restare o partire sia una possibilità effettiva.

Le estati più calde pongono un problema ulteriore. Ombreggiamento, ventilazione, caratteristiche dell’involucro e protezione degli spazi esterni vanno valutati insieme alle condizioni locali, agli impianti e ai comportamenti d’uso. Il comfort estivo dipende dalla prestazione reale dell’edificio e dal costo necessario per renderlo vivibile.

Un sistema sofisticato, difficile da regolare o costoso da riparare, può trasferire sugli abitanti nuovi problemi. Per valutarlo occorre considerare la chiarezza dei comandi e la disponibilità dei ricambi insieme alla prestazione iniziale.

Riusare gli edifici conservando la vita che contengono

Il riuso può evitare di disperdere materia, infrastrutture e relazioni già presenti. Richiede però una valutazione concreta: sicurezza strutturale, salubrità, luce, accessibilità, costi e compatibilità fra nuova funzione e caratteristiche dell’edificio.

Un caso significativo è la trasformazione di 530 alloggi sociali del Grand Parc a Bordeaux, progettata da Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal con Frédéric Druot e Christophe Hutin. La documentazione dello studio Lacaton & Vassal descrive l’aggiunta di giardini d’inverno e balconi, insieme a interventi sugli interni, sugli accessi e sull’involucro: conservare gran parte dell’esistente ha consentito di concentrare le risorse su spazio e qualità d’uso.

Il Pritzker Architecture Prize, assegnato ai due architetti nel 2021, evidenzia un aspetto decisivo dell’intervento: durante i lavori gli abitanti hanno potuto rimanere negli alloggi e i canoni sono stati mantenuti stabili.

La scheda della Commissione europea sul progetto documenta il ruolo di Aquitanis, operatore di edilizia sociale, e il sostegno delle amministrazioni. Il risultato nasce dall’incontro fra scelta architettonica, finanziamento e gestione.

La riflessione di Veloria sui Rike Tubes e la memoria urbana aveva posto il problema del valore attribuito al patrimonio contemporaneo. Nell’edilizia residenziale, il giudizio comprende una responsabilità ulteriore: ogni decisione sull’immobile coinvolge persone che vi hanno organizzato la propria esistenza.

Il progetto incontra la politica e la comunità

PORCH: An Architecture of Generosity, Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale Architettura di Venezia 2025.

Affitti, accesso al credito, disponibilità di edilizia pubblica, precarietà dei redditi e uso del patrimonio richiedono strumenti diversi da quelli di una planimetria. L’architettura può migliorare lo spazio; la possibilità di abitarlo dipende anche da decisioni economiche, amministrative e normative.

Un recupero può aumentare la qualità di un edificio e diventare occasione per rendere più onerosa la permanenza. Per tutelare gli abitanti occorre valutare insieme interventi, canoni, assegnazioni, spese di gestione e garanzie nel tempo. Il rischio di espulsione va affrontato già nella definizione dell’operazione.

Gli architetti possono confrontare alternative e rendere visibili le conseguenze degli interventi. Dopo la consegna, misurare i consumi effettivi e raccogliere le difficoltà d’uso permette di correggere soluzioni che sulla carta sembravano adeguate. Alle istituzioni spetta definire le regole di accesso e collegare la gestione del patrimonio alle politiche sociali.

Le forme cooperative e gli spazi condivisi possono offrire risposte ad alcuni bisogni, quando costi e regole sono sostenibili. La condivisione richiede una dimensione privata sufficiente, libertà di partecipazione e responsabilità di gestione chiare.

La qualità dello spazio come bene condiviso

La cultura visiva del design ci ha insegnato a riconoscere superfici, arredi e atmosfere. Una fotografia, però, lascia fuori il costo mensile di quella casa, il rumore che attraversa le pareti e la fatica necessaria per raggiungerla. Per giudicare la qualità dell’abitare occorre aggiungere all’immagine il tempo trascorso negli ambienti e le condizioni che permettono di usarli.

Una casa accompagna una biografia quando lascia spazio a ciò che ancora deve accadere. Forse la misura più esigente della qualità è questa: quanto può cambiare la nostra vita, e quanto una casa può continuare ad adattarsi ai nostri bisogni?

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