25 Agosto 2026

Progettare atmosfere attraverso i fiori

4 Maggio 2026

Progettare atmosfere attraverso i fiori

Sabrina Di Gennaro

Esistono spazi che non si esauriscono nella loro dimensione fisica. Luoghi che, con discrezione e intensità, agiscono sul nostro modo di sentire, orientando la percezione, la postura, il respiro e la qualità stessa dell’attenzione.

Entriamo in un ambiente e, prima ancora di decifrarlo razionalmente, qualcosa in noi si dispone in modo diverso: cambia il ritmo del corpo, si trasforma la relazione con la luce, si affina lo sguardo. È proprio in questa dimensione, dove il rigore estetico incontra la sensibilità emotiva, che scelgo di far fiorire i miei progetti.

Mi chiamo Sabrina Di Gennaro, sono Flower & Event Designer e progetto ambienti pensati per essere vissuti emotivamente prima ancora che osservati. Spazi che prendono voce attraverso i fiori, il colore, la luce, le proporzioni e la materia, costruendo una trama percettiva capace di trasformare il modo in cui abitiamo il reale.

Per me, la bellezza rivela il suo significato più autentico quando genera una relazione profonda con chi la incontra. Diventa risonanza, presenza, esperienza capace di accompagnare una forma più intensa dell’abitare e del sentire.

La bellezza come linguaggio energetico

Nel mio linguaggio progettuale, i fiori si affermano come una presenza viva, capace di dare direzione all’atmosfera e di ampliare la densità narrativa dello spazio. La loro forza risiede nella possibilità di introdurre una tensione emotiva e sensoriale che avvolge l’ambiente, ne orienta il carattere e ne definisce la qualità percettiva.

Anche il colore, nella mia visione, si impone come una presenza riservata e incisiva. È pulsazione visiva, memoria che riaffiora, energia capace di modulare il rapporto tra spazio e dimensione interiore. La materia partecipa a questa costruzione attraverso la sua grana, la sua luce, la sua attitudine a farsi continuità armonica, in un dialogo sensibile che coinvolge insieme il corpo e lo sguardo.

Sono convinta che un ambiente armonico possieda la forza di generare un effetto reale sul nostro equilibrio interiore. Quando ogni elemento trova la sua giusta misura, lo spazio acquista presenza, intensità, capacità di accoglienza. Si apre allora una relazione più attenta con ciò che ci circonda e con ciò che avvertiamo dentro di noi.

In questa prospettiva, progettare significa accompagnare uno spazio verso la sua espressione più piena, affinché possa diventare esperienza, risonanza, forma viva di relazione.

Dalla boutique al racconto degli spazi

Il mio percorso ha origine in una dimensione intima, all’interno della mia boutique floreale. È stato lì che ho iniziato a osservare con attenzione il rapporto diretto tra persone e fiori, tra gesto e percezione, tra presenza botanica ed emozione.

Quel contesto mi ha insegnato che la composizione floreale può oltrepassare il gesto decorativo e diventare un atto di relazione. Dalla scelta dei colori alla struttura delle composizioni, ogni gioco di pesi e leggerezze ha il potere di orientare la percezione. Il design non si limita a ornare, ma genera un impatto immediato che risuona nel visitatore con estrema chiarezza.

Una tappa decisiva è arrivata con il progetto del mio corner all’interno dello store Yamamay, dove le installazioni floreali hanno iniziato a confrontarsi con l’identità di un brand e con l’universo visivo che lo definiva. In quel momento il lavoro si è ampliato: non si trattava più soltanto di creare composizioni, ma di costruire un dialogo coerente tra prodotto, spazio e percezione.

È lì che ho compreso con chiarezza un principio che ancora oggi guida il mio lavoro: la bellezza scaturisce dall’essenza di uno spazio, interpretandone il carattere e rivelandone la voce più autentica e leggibile.

Il metodo: rigore, ascolto e visione

Ogni progetto nasce da un processo strutturato, nel quale l’intuizione creativa trova forza all’interno di un metodo preciso. Per me, la libertà espressiva acquista valore quando è sostenuta da un impianto solido, capace di tenere insieme visione, coerenza e funzionalità.

Il primo passaggio riguarda sempre l’analisi del cliente e del contesto: identità, obiettivi, pubblico, posizionamento, atmosfera desiderata. Ogni elemento concorre a definire la direzione del progetto ed a chiarire il tipo di esperienza che lo spazio dovrà generare.

Segue la costruzione del concept, attraverso moodboard, riferimenti visivi ed una progettazione che traduce l’intuizione in linguaggio. A questa fase si affianca il sopralluogo, momento essenziale per comprendere la realtà fisica dello spazio, la qualità della luce, i volumi, i punti di tensione e le possibilità di relazione tra gli elementi.

La selezione dei materiali arriva come sintesi di tutto questo: una scelta guidata dalla coerenza estetica, ma anche dall’impatto percettivo e dalla capacità di costruire un’atmosfera precisa.

L’installazione, infine, rappresenta il momento in cui il progetto entra nella sua dimensione viva e misura la propria efficacia nel rapporto con le persone.

È in questo equilibrio tra struttura e sensibilità che riconosco il nucleo più autentico del mio metodo: custodire controllo e visione, lasciando allo spazio la possibilità di esprimersi pienamente.

Dietorelle al Bar Martini: quando lo spazio diventa narrazione

Tra i progetti che hanno segnato con maggiore intensità il mio percorso, il lancio di un nuovo prodotto per il brand Dietor, ospitato al Bar Martini di Dolce & Gabbana a Milano, ha rappresentato una tappa particolarmente significativa. Realizzato insieme ad un’agenzia creativa e a un team di influencer, questo intervento ha segnato un vero punto di svolta per scala, complessità e consapevolezza progettuale.

Per la prima volta, mi sono trovata a pensare non ad un singolo allestimento, ma ad un sistema di spazi interconnessi, concepiti per accompagnare il movimento delle persone nel corso dell’intera giornata. Ogni ambiente era chiamato a svolgere una funzione precisa all’interno di una narrazione più ampia, in cui estetica ed esperienza si sostenevano reciprocamente.

Il backdrop floreale diventava il fulcro del racconto visivo, le aree dedicate alla beauty experience introducevano una dimensione più immersiva e relazionale, mentre la consolle DJ modificava progressivamente la temperatura emotiva dell’evento, accompagnandone la trasformazione.

Lo spazio, in questo caso, non coincideva con una scena fissa, ma con un organismo dinamico, attraversato da ritmi, presenze e intensità differenti. È stato proprio in quel progetto che ho riconosciuto con maggiore lucidità il passaggio centrale del mio lavoro: dalla costruzione di un allestimento alla composizione di un’esperienza narrativa in evoluzione.

Dietorelle ha rappresentato, per me, il primo progetto in cui ho percepito pienamente il mio ruolo non soltanto come designer, ma come autrice di spazi narrativi complessi, capaci di generare atmosfera, memoria e relazione.

La bellezza come forma di connessione

Oggi il mio lavoro si muove dentro una convinzione precisa: la bellezza costituisce una forma di connessione profonda. Connessione tra spazio e persona, tra visibile e sensibile, tra ciò che appare e ciò che interiormente si attiva.

I fiori, i colori, la luce e la materia diventano così strumenti di armonia percettiva. Attraverso di essi, lo spazio acquisisce una qualità relazionale, smette di essere semplice contenitore e si trasforma in esperienza capace di coinvolgere, orientare, accogliere.

Ogni luogo custodisce una possibilità latente, il desiderio profondo di farsi ricordo. Più che allestire spazi, scelgo di attivarne la risonanza, così che l’esperienza oltrepassi l’evento e trovi continuità nella memoria. Il mio design fiorisce proprio qui, nell’intreccio tra l’armonia della forma ed il battito del sentire, trasformando una scenografia passeggera in un’emozione che mette radici.

Sabrina Di Gennaro è Flower & Event Designer e progetta allestimenti per eventi, brand e realtà luxury. Nel suo lavoro, fiori, colore e materia diventano strumenti di narrazione sensoriale, dando forma ad ambienti capaci di connettere estetica, percezione ed identità del brand.

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