8 Agosto 2026

Note del Chianti: il vino e la memoria segreta dei profumi

3 Luglio 2026

Note del Chianti: il vino e la memoria segreta dei profumi

Andrea Mucciarelli

Da Siena al mondo, racconto la mia idea di profumeria artigianale toscana: un’esperienza in cui fragranza, territorio, ricordo e tecnologia si incontrano per trasformare il profumo in identità.

Se chiudo gli occhi e penso a cosa significa per me creare un profumo, non mi vengono in mente formule chimiche o provette da laboratorio. Mi torna addosso un pomeriggio d’autunno inoltrato, il rumore dei miei passi tra i vicoli di Siena, quell’aria densa, quasi solida, che sale dalle colline del Chianti e porta con sé terra bagnata, fumo sottile dai camini dei casolari, respiro aspro e dolce del mosto.

Ho sempre pensato che la vista appartenga al presente, mentre l’olfatto custodisce il tempo. Un’immagine può sbiadire, un suono può disperdersi, ma un profumo possiede una forza quasi fisica: smonta gli anni, li attraversa, e riporta una persona esattamente là, in un punto preciso della propria vita.

Quando nel 2017 ho dato vita a Note del Chianti, l’ho fatto con una promessa impressa nella mente: desideravo creare molto più di un brand di profumi. Venivo da un’esperienza nella profumeria commerciale e sentivo il bisogno di allontanarmi da formule troppo omologate, pensate per piacere a tutti e, proprio per questo, spesso incapaci di emozionare davvero in profondità.

Volevo costruire un vero atelier della memoria. Per me una fragranza è molto più di un accessorio sulla pelle: è un atto di resistenza poetica, un modo per mappare la geografia interiore delle persone e intrecciarla con lo spirito della mia terra, la Toscana, dove la bellezza, è sempre stata una ragione d’essere.

Tradizione artigianale e ricerca contemporanea

Il mio progetto nasce su un crinale sottile. Da una parte c’è il legame viscerale con la tradizione artigianale: i gesti lenti, la selezione rigorosa delle materie prime, la cura quasi ostinata per ogni dettaglio. Dall’altra parte c’è una spinta costante verso l’innovazione, capace di dialogare con la tecnologia senza perdere il contatto con la mano, con l’ascolto, con il tempo umano della creazione.

La genesi di Note del Chianti deriva dalla mia osservazione delle stagioni toscane. Non volevo imitare il territorio in modo didascalico. Volevo tradurlo in un ricordo olfattivo: catturare la complessità della mia terra, le sue variazioni, il modo in cui la luce, il vino, il legno, la pietra e l’aria cambiano tono durante l’anno.

Atterrare in questo immaginario significa, per me, ricollegarmi alle botteghe antiche, dove arti e mestieri si fondevano in una sola ricerca di perfezione. Sento un filo invisibile che unisce quegli antichi maestri al mio lavoro quotidiano: la stessa dedizione, lo stesso rispetto per i materiali, la stessa pazienza nell’attendere che un’opera, o una fragranza, raggiunga la sua piena maturazione.

La boutique di Siena: uno spazio di ascolto

Per capire davvero chi sono e cosa facciamo bisogna venire a trovarmi nel cuore pulsante di Note del Chianti, a Siena, in Via Banchi di Sotto 16. Ho scelto questa strada perché è una delle arterie storiche della città, a pochi passi da Piazza del Campo: un luogo in cui il passato continua a camminare sulle stesse pietre del presente.

Ho concepito la boutique come un atelier nel senso più autentico del termine: uno spazio di decompressione, dove il tempo rallenta e il rumore del mondo esterno si attenua. L’arredamento toscano antico dialoga con una pulizia visiva più contemporanea, definita dalle geometrie dei flaconi e dall’esposizione su piramidi in vetro realizzate a mano, pensate per richiamare le piramidi olfattive con note di testa, cuore e fondo.

Qui si compie il mio rituale preferito: l’ascolto. Quando un ospite entra, non mi trova dietro a un bancone pronto a vendergli una bottiglia tolta da uno scaffale. Lo accompagno in un percorso. Interrogo i suoi desideri, esploro i suoi ricordi, osservo le sue inclinazioni. Ogni scelta nasce da una relazione, da un dialogo, da una piccola archeologia emotiva.

Dal calice al tastevin: la degustazione del profumo

Se c’è un aspetto di cui vado profondamente orgoglioso, è l’aver scardinato il modo tradizionale di sentire un profumo. Ho superato il metodo delle sole mouillettes e ho preso in prestito uno strumento fondamentale dalla cultura enologica del mio territorio: il calice da vino. Per la linea più alta, Parfum Gran Selezione, utilizzo anche il tastevin in argento.

Dietro questa scelta c’è una ragione fisica e chimica che ho voluto sperimentare personalmente. Il calice da vino, con la sua pancia larga e l’imboccatura più stretta, permette alla fragranza di respirare. L’alcool evapora in modo più armonico e graduale, le molecole trovano spazio per muoversi e disporsi secondo la loro naturale scala di volatilità, lasciando aprire le note in un vero tripudio olfattivo.

Chiedo sempre ai miei clienti di far ruotare il calice con delicatezza, esattamente come farebbe un sommelier con un grande Sangiovese. Quel movimento imprime una forza centrifuga alle microgocce e sprigiona prima le note di testa, fresche e luminose, poi le note di cuore, il corpo narrativo della fragranza, e infine le note di fondo, più dense, legnose e persistenti.

Il tastevin mi consente un’analisi ancora più intima e ravvicinata. Le bombature dell’argento concentrano i sentori complessi e trasformano l’atto di scegliere un profumo in una degustazione sensoriale, lenta, consapevole, lontana da ogni fretta commerciale.

Quando il profumo su misura racconta chi siamo

Quando indosso i panni dell’Alchimista nel mio laboratorio, sento una grande responsabilità. Creare un profumo su misura per qualcuno è un viaggio psicologico. Io mi considero un traduttore olfattivo: ascolto i racconti dei clienti, le descrizioni di un viaggio, i ricordi d’infanzia, perfino la memoria nostalgica di una vecchia bottega di falegnameria o di una torta fatta in casa, e trasformo quelle immagini in una formula, goccia dopo goccia.

Il nostro organo olfattivo è una biblioteca di essenze preziose: legni nobili che evocano l’odore delle botti di affinamento, resine, estratti floreali puri, molecole sintetiche d’avanguardia. Ogni singola goccia viene pesata, registrata e inserita nel ricettario personale dell’ospite, dando vita a un’opera liquida che appartiene soltanto a quella persona.

Mi interessa arrivare a una fragranza capace di assomigliare a chi la indossa, più che a una tendenza del momento. Un profumo personalizzato, per me, deve diventare un riflesso dell’identità: qualcosa che accompagna, protegge, racconta, resta.

L’Alchimista del Chianti: quando la tecnologia diventa ponte

C’è un paradosso contemporaneo che osservo da tempo, seduto dietro alla mia scrivania nell’atelier di Via Banchi di Sotto. Il mondo corre verso l’Intelligenza Artificiale e delega alle macchine compiti sempre più intimi, spesso freddi e standardizzati. Quando ho iniziato a pensare all’evoluzione digitale di Note del Chianti, ho provato un iniziale brivido di rifiuto. Io sono un artigiano: vivo di odori, consistenze, sguardi, racconti sussurrati da chi si accomoda davanti a me.

Poi ho capito che la tecnologia può diventare uno straordinario amplificatore dell’artigianato, a patto che sia l’uomo a dettare le regole del gioco. Da questa intuizione è nato l’Alchimista del Chianti: un progetto che fonde la profumeria sartoriale con la tecnologia digitale, mantenendo al centro la storia personale di chi desidera creare la propria fragranza.

Abbiamo scelto di usare il digitale con uno scopo preciso: abbattere le barriere dello spazio e permettere a chiunque, in qualsiasi angolo del mondo, di vivere l’esperienza di creare un profumo su misura anche senza poter arrivare fisicamente nella boutique di Siena. L’Alchimista del Chianti non sostituisce il laboratorio: lo estende. È un ponte invisibile verso chi ha un ricordo da imbottigliare e una storia da raccontare.

Una fragranza che viene da te

Quando lavoro a una creazione personalizzata, mi spoglio della veste di imprenditore e divento confidente, interprete, traduttore. Gli ingredienti restano muti finché non interviene la storia del cliente. C’è chi mi racconta un viaggio d’infanzia, chi desidera dare forma a una rinascita personale, chi mi chiede di evocare il garage del nonno, l’odore del legno levigato, una torta all’albicocca lasciata raffreddare sulla finestra.

Il mio compito è accogliere queste immagini e portarle dentro un flacone sabbiato e colorato a mano da sapienti artigiani chiantigiani. Bilancio note di testa, cuore e fondo, lavoro sulle proporzioni, sulle persistenze, sulle risonanze emotive, fino a creare un prodotto irripetibile, pensato per una sola persona e per nessun altro.

Alla base di tutto resta un concetto semplice, che sento profondamente mio: se non puoi venire a Siena, Note del Chianti e la sua anima alchemica vengono da te, ovunque tu sia.

La Toscana come esperienza sensoriale

Anche per questo sto curando con attenzione le relazioni B2B, collaborando con agenzie di viaggio d’élite, tour operator di lusso e strutture ricettive di alto livello per offrire Scent Experience esclusive, dedicate a chi cerca il cuore più autentico e sensoriale della Toscana.

Questa è la mia visione. Note del Chianti nasce dal desiderio di trasformare il profumo in esperienza, il territorio in memoria, la tecnologia in ponte e la fragranza in racconto personale. Ogni creazione porta con sé un luogo, una voce, una stagione interiore. E forse è proprio qui che il profumo rivela la sua natura più profonda: diventare tempo che torna a farsi pelle.

Andrea Mucciarelli è il fondatore di Note del Chianti, progetto nato dall’incontro tra profumeria artistica, identità toscana e innovazione digitale.

Nella boutique di Siena, insieme alla moglie Kristina, coltiva un’idea di lusso fondata sul tempo, sull’ascolto e sulla capacità del profumo di evocare storie, ricordi e appartenenze.

Iscritivi alla newsletter

Veloria Journal arriva dove scegli di accoglierlo. Moda, design, profumi, colori: non come tendenze da seguire, ma come linguaggi in cui riconoscerti. Iscriviti per ricevere uno sguardo più attento, più tuo.

Potresti leggere anche...

8 Agosto 2026

Il triangolo Prada racconta una nuova idea di lusso: il logo entra nella materia e...

7 Agosto 2026

Luca Maffei racconta come nasce un profumo tra emozione, memoria, AI, nuove estrazioni, sostenibilità e...

6 Agosto 2026

Stefano Marra racconta il colore come pensiero, memoria e linguaggio mediterraneo, tra Napoli, Borotalco, Voiello,...

5 Agosto 2026

Simona Bertolotto racconta “Buona la prima”: moda, corpo, vintage e imperfezione diventano strumenti di libertà...

3 Agosto 2026

Nicola Gallizia racconta a Veloria il suo modo di progettare: ascolto, memoria, luce e materia...

1 Agosto 2026

L’Odissea di Christopher Nolan oltre il mito: le ferite di Ulisse e le donne che...