8 Agosto 2026

L’evoluzione culturale del profumo: imitazione, innovazione e genealogie dei nasi

31 Luglio 2026

L’evoluzione culturale del profumo: imitazione, innovazione e genealogie dei nasi

Quasi 170.000 fragranze, più di ottomila marchi, oltre tremila profumieri e 25,9 milioni di valutazioni dedicate alle note olfattive. Per osservare come il profumo sia cambiato dal 1900 al 2024, un gruppo internazionale di ricercatori ha trasformato più di un secolo di creazioni in una vasta mappa culturale.

La ricerca, pubblicata il 21 luglio 2026 con il titolo Cultural Evolution of Perfumes since 1900, apre una prospettiva significativa: considera le fragranze come opere sensoriali che nascono all’interno di un sistema di influenze, imitazioni, restrizioni, innovazioni e relazioni professionali.

Il risultato racconta una trasformazione significativa. A partire dagli anni Novanta, i profumi presentano strutture progressivamente più essenziali nelle note dichiarate, mentre crescono l’originalità e l’imprevedibilità degli accostamenti. Parallelamente, lo stile dei maestri profumieri sembra propagarsi attraverso le collaborazioni, raggiungendo altri creatori e modificandosi con l’aumentare della distanza professionale.

Il profumo come artefatto culturale

Prima di diventare una composizione da indossare, il profumo è stato rito, medicina, protezione, segno di prestigio e strumento di seduzione. La sua storia attraversa civiltà, rotte commerciali, pratiche religiose e scoperte scientifiche, come racconta Veloria nell’approfondimento Da Cleopatra alla rosa damascena: la storia del profumo che ha conquistato il mondo.

Il nuovo studio compie un passaggio ulteriore. Osserva il profumo come una popolazione di creazioni collegate tra loro, simile per alcuni aspetti alla musica, alla moda, alle arti visive e al linguaggio. Ogni fragranza può riprendere una struttura riconoscibile, deviarla, semplificarla oppure generare un precedente destinato a essere imitato.

Il corpus riunisce dati provenienti da Fragrantica, Parfumo e Aromo. Comprende 169.759 profumi, 8.332 marchi e 3.050 creatori. L’analisi principale utilizza soprattutto i dati di Fragrantica, mentre gli altri archivi servono a verificare la coerenza delle tendenze osservate.

Fragranze più essenziali, accostamenti più inattesi

Uno dei risultati centrali riguarda il rapporto tra complessità e novità. La prima viene misurata attraverso la distribuzione delle note dichiarate; la seconda attraverso la rarità delle coppie e delle terne di note rispetto ai profumi precedenti.

Tra il 1965 e il 1990, la complessità media rimane relativamente stabile. Intorno agli anni Novanta inizia una diminuzione pronunciata, che conduce le fragranze del periodo 2000-2024 verso strutture mediamente più essenziali. Nello stesso arco temporale, la novità delle combinazioni cresce con particolare intensità.

La ricerca colloca su un versante le grandi architetture del primo Novecento, come Chanel N°5, L’Heure Bleue di Guerlain e Arpège di Lanvin: profumi complessi, costruiti su repertori consolidati. Sul fronte della maggiore novità combinatoria compaiono invece Wood Sage & Sea Salt di Jo Malone London, Baccarat Rouge 540 di Maison Francis Kurkdjian e Molecule 01 + Mandarin di Escentric Molecules.

Questi esempi raccontano differenti idee di ricchezza compositiva. Una composizione diventa memorabile quando ogni materia contribuisce ad un’identità olfattiva precisa, capace di farsi riconoscere e di continuare a vivere nella memoria.

La differenza tra semplicità olfattiva e formula breve

Qui occorre introdurre una distinzione essenziale. Lo studio analizza le note e gli accordi dichiarati nei database, insieme alle percezioni espresse dagli utenti. Le formule complete rimangono patrimonio riservato delle maison e delle aziende produttrici.

Parlare di fragranze più “semplici” descrive quindi la struttura dei profili olfattivi disponibili, senza dimostrare automaticamente che le formule chimiche contengano meno ingredienti. Una piramide con poche note dichiarate può celare un lavoro molecolare complesso, fatto di dosaggi, materie di sostegno, stabilizzatori e accordi composti da numerose sostanze.

La trasformazione riguarda anche la leggibilità culturale del profumo. Un legno minerale, una rosa metallica, un’ambra trasparente o un fico salino offrono al pubblico un’immagine nitida, anche quando la formula rimane molecolarmente articolata.

Le restrizioni normative come forza creativa

Lo studio prende in esame il caso del muschio di quercia, materia storicamente decisiva nelle strutture chypre e fougère. Attraverso una metodologia statistica assimilabile a un esperimento naturale, gli autori osservano che le restrizioni promosse dall’International Fragrance Association hanno accompagnato, nelle fragranze interessate, una riduzione della complessità e un aumento marcato della novità.

Il limite diventa così una pressione evolutiva: quando una materia centrale viene ridotta o resa indisponibile, il profumiere deve ricostruirne la funzione, modificare gli equilibri o immaginare una direzione differente.

Gli autori mantengono una posizione prudente: regolamentazione, consolidamento industriale, crescita della nicchia, mercati digitali e minimalismo culturale potrebbero avere agito insieme.

Imitazione commerciale e trasmissione creativa

Nel mercato del profumo, questa dinamica assume forme diverse. I flanker sviluppano una fragranza già esistente all’interno dello stesso marchio. I cloni cercano invece di riprodurre, spesso ad un prezzo inferiore, il profilo di una creazione affermata appartenente a un’altra casa.

Attraverso 169.991 coppie di profumi segnalate dagli utenti come somiglianti, i ricercatori hanno ricostruito vere genealogie olfattive. Chanel N°5 genera, secondo il modello, una discendenza di 68 fragranze distribuite lungo un secolo. Aventus di Creed diventa il centro di 36 derivazioni nell’arco di appena un decennio.

Quasi il 63% dei discendenti individuati riguarda copie tra marchi differenti, mentre poco più del 37% appartiene alla categoria dei flanker. Una parte delle fragranze possiede inoltre più di un possibile “genitore”, suggerendo un’evoluzione fatta di incroci, convergenze e ricombinazioni.

La somiglianza commerciale conserva soprattutto l’aspetto riconoscibile di un profumo. La trasmissione creativa porta altrove un principio: il senso della proporzione, il modo di trattare una materia, la capacità di lasciare spazio tra gli accordi. L’eredità più profonda vive in un metodo che continua a generare differenze.

L’originalità possiede un valore percepibile

La ricerca confronta le fragranze considerate originali con i flanker e i cloni, utilizzando quattro parametri valutati dagli utenti: durata, scia, rapporto qualità-prezzo e gradimento complessivo.

Le creazioni originali ricevono punteggi mediamente superiori ai cloni per persistenza, proiezione e valutazione generale. I flanker occupano una posizione intermedia. I cloni ottengono un giudizio leggermente migliore soltanto sul rapporto qualità-prezzo, con una differenza che lo studio considera statisticamente poco significativa.

Originalità e sperimentazione estrema vanno però tenute distinte. La novità combinatoria risulta associata a valutazioni più basse; la durata presenta il rapporto positivo più forte con il gradimento, mentre una scia troppo pronunciata tende a penalizzarlo.

La creazione più apprezzata sembra quindi occupare un territorio sottile: abbastanza originale da possedere una firma, abbastanza leggibile da poter essere accolta. La sorpresa funziona quando trova una forma capace di diventare esperienza.

Le genealogie professionali dei maestri profumieri

Le collaborazioni dichiarate restano una minoranza, oscillando indicativamente tra l’8% e il 15% delle creazioni attribuite. Il loro numero assoluto cresce dalla fine degli anni Novanta soprattutto perché aumenta enormemente il numero complessivo dei profumi immessi sul mercato.

Analizzando le reti professionali, i ricercatori osservano che l’appartenenza alla stessa azienda rappresenta il fattore più importante nella nascita di una collaborazione. Seguono la vicinanza generazionale, il paese di attività e una precedente somiglianza nell’impiego delle note.

Dopo una collaborazione, la probabilità che un profumiere adotti note o accordi già utilizzati da un collega aumenta, per poi diminuire con la distanza all’interno della rete. L’influenza appare inoltre asimmetrica: tende a muoversi con maggiore intensità dai creatori più prestigiosi verso quelli meno affermati.

Gli autori parlano di “contagio sociale” dello stile. Sul piano umano, è un’eredità appresa nella prossimità: osservare come un maestro valuta una prova, elimina una nota, attende l’evoluzione del fondo o riconosce il momento in cui una formula ha trovato la propria misura.

La firma olfattiva come identità sociale

Una firma olfattiva rende riconoscibile una fragranza e permette a chi la indossa di collocarsi simbolicamente nel mondo. Comunica appartenenza, desiderio, controllo, eccentricità o familiarità.

La scelta di un profumo partecipa alla costruzione dell’immagine personale attraverso una presenza che precede talvolta la parola e rimane dopo il passaggio del corpo. Proprio per questo, le fragranze possono essere osservate come dispositivi culturali: incorporano idee collettive sul genere, sul prestigio, sulla sensualità e sul rapporto tra individuo e ambiente.

Lo studio registra, dalla fine degli anni Novanta, una crescita delle proposte classificate come unisex. Il cambiamento riflette una maggiore apertura del mercato verso identità olfattive meno rigidamente separate. Alcune associazioni tradizionali restano però persistenti: rosa, iris, gelsomino e tuberosa continuano a essere prevalentemente codificati come femminili, mentre cuoio e salvia conservano una connotazione maggiormente maschile.

Ogni profumo contiene più tempi

Una lingua rimane viva perché le sue parole vengono ereditate, combinate e condotte verso significati nuovi. Anche il profumo dispone di un repertorio condiviso: rose, legni, agrumi, resine, muschi, spezie, molecole e accordi che attraversano le epoche. L’originalità nasce dal modo in cui ogni composizione mette in relazione ciò che riconosciamo con una sensazione che ancora non sappiamo nominare.

Dal 1900 a oggi, le fragranze hanno reso il proprio profilo più concentrato e avvicinato note un tempo distanti. Hanno incorporato trasformazioni industriali, limiti normativi e nuove sensibilità, mentre il sapere dei maestri profumieri passava attraverso aziende, collaborazioni e generazioni.

Ogni profumo contiene così più tempi: la memoria delle materie che lo precedono, l’immaginario dell’epoca in cui nasce e la vita che acquisisce sulla pelle di chi lo sceglie. La sua evoluzione racconta allora qualcosa che supera la storia delle formule: racconta come cambiano i nostri desideri e il modo in cui vogliamo essere ricordati.

Forse una fragranza continua ad affascinarci proprio per questo: pronuncia con materie antiche qualcosa che, prima di incontrarla, non aveva ancora trovato parole.

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