Francesca Fusco
Con la collezione Primavera/Estate 2026, Fendi mette in scena una riflessione precisa sulla leggerezza, intesa come principio culturale, visivo e costruttivo. Sotto la direzione di Silvia Venturini Fendi, la maison romana allontana ogni residuo di gravità per elaborare un lessico nuovo, in cui il rigore sartoriale si apre alla trasparenza, il sapere artigianale dialoga con una sensibilità quasi digitale ed il lusso ritrova una dimensione più luminosa, mobile, vitale.
Dopo stagioni segnate da una forte tensione verso l’utility e verso un’idea di autorevolezza espressa attraverso la costruzione del capo, Fendi sceglie una via diversa: una disinvoltura colta, sostenuta da una complessità tecnica altissima. Il risultato è una collezione che lavora sulla dualità tra naturalezza apparente e precisione assoluta, tra immediatezza del gesto e sofisticazione della sua esecuzione.
Il paesaggio cromatico di Marc Newson

A definire fin dall’inizio il tono della sfilata contribuisce in modo decisivo la scenografia firmata da Marc Newson all’interno di Palazzo Fendi. Più che un semplice allestimento, il set si impone come un campo visivo strutturato, una superficie viva composta da scatole policrome e pixelate, disposte in altezze e dimensioni differenti. Il riferimento alla geometria delle trapunte ed alla morbidezza organica del fiore genera un ambiente ambiguo e colto, sospeso tra design, decorazione e astrazione digitale.
Osservata dall’alto, la scenografia appare come la scomposizione di un’immagine in unità cromatiche; da vicino, rivela una qualità dinamica, quasi cinetica, che accompagna il passaggio delle modelle e dialoga con i volumi degli abiti. Il colore si afferma come struttura portante della collezione. Bianco, giallo, turchese, rosso e corallo si distribuiscono nello spazio con una scansione ritmica e trovano immediato eco nei pannelli, nelle righe, negli inserti e nelle superfici dei capi, dove tonalità decise convivono con sfumature più delicate.
A questa costruzione visiva si intreccia il paesaggio sonoro curato da Frédéric Sanchez, che fonde estratti d’opera e musica elettronica in una partitura atmosferica capace di intensificare ulteriormente la percezione di volume, trasformazione e movimento. La sfilata assume la forma di un’esperienza totale, in cui spazio, suono, colore e materia si richiamano reciprocamente.
Il pixel come intarsio sartoriale

Uno dei look più eloquenti della collezione è il soprabito a scatola che attraversa la passerella come una sintesi perfetta tra la tradizionale pellettiera di Fendi e la visione più sperimentale del progetto. Il capo si presenta come una superficie costruita, un campo di intarsio tridimensionale in cui l’apparente immediatezza grafica nasconde una lavorazione di straordinaria complessità.
Da lontano il motivo sembra quasi stampato; a distanza ravvicinata si scopre invece come una sofisticata tecnica di incastro tra shearling rasato e tessuti tecnici, dove la morbidezza del pelo corto e la tenuta più strutturata del jacquard generano un effetto a rilievo che traduce il pixel in sostanza.
Giallo sole, rosa confetto, blu cobalto e rosso vermiglio si dispongono sulla superficie del capo come moduli di una composizione cromatica misurata ed insieme vibrante.
A bilanciare l’esuberanza tattile del soprabito interviene il rigore di una camicia in popeline rosa pallido, che introduce un registro di controllo e pulizia. È proprio in questo accostamento che si manifesta una delle qualità più persuasive della collezione: la capacità di tenere insieme precisione formale ed impulso visionario. La tote bag extra-large, declinata in una gamma più scura di neri, marroni e blu elettrico, funziona come contrappunto e àncora l’insieme ad una dimensione più urbana, mentre i sandali multicolore riprendono i fili cromatici della scenografia e chiudono il look in piena coerenza visiva.
In questa visione, il pixel supera la dimensione astratta e diventa volume, rilievo, materia costruita. La moda dialoga con architettura e design, mentre il colore si trasforma in una vera tecnologia della forma.
Trasparenze evolute, romanticismo controllato

Un altro asse fondamentale della collezione emerge nei look costruiti sull’organza e sulle trasparenze. In questi capi, Fendi articola una nuova idea di leggerezza: una leggerezza composta, ottenuta attraverso sovrapposizioni, velature ed inserti che danno alla superficie una qualità quasi vibratile. La sensualità prende forma in un equilibrio sottile tra rivelazione e schermatura.
Emblematico in questo senso è l’abito in organza trasparente con scollo a V, maniche ampie raccolte ai polsi e coulisse in vita. La silhouette resta fluida, ma la costruzione è calibrata con precisione.
La coulisse introduce una nota funzionale che radica il romanticismo del look in un codice stilistico attuale, mentre le applicazioni floreali stilizzate, adagiate sul tessuto come intarsi leggeri, definiscono una decorazione che possiede al tempo stesso valore ornamentale e strutturale.
Il fiore attraversa l’intera collezione come un motivo costruito e mai semplicemente applicato. Lo si ritrova intagliato al laser sulla nappa e sul popeline, oppure ricamato con estrema precisione nelle maglie crochet. Attraverso questo motivo, Silvia Venturini Fendi articola un romanticismo contemporaneo e misurato, vivificato da una matrice sportswear e governato da una chiara visione progettuale.
Il giallo luminoso scelto per alcuni di questi look rafforza l’idea di una femminilità solare, libera, capace di esprimersi attraverso la trasparenza senza cedere all’effetto decorativo fine a sé stesso. La leggerezza, dunque, coincide con una forma di esattezza.
Accanto alle superfici più elaborate, la collezione sviluppa con grande intelligenza anche una linea più netta e grafica, in cui il rigore della camicia maschile viene riconfigurato in chiave libera e pop. Lo shirt dress mini dalle proporzioni volutamente oversize rappresenta in modo particolarmente efficace questo orientamento.

La silhouette, pulita e costruita, si affida al cotone compatto per mantenere struttura e nitidezza, mentre il colore azzurro saturo si inserisce perfettamente nella palette vibrante della stagione.
Gli accessori, dagli occhiali alla borsa coordinata, amplificano l’effetto del look senza appesantirlo: agiscono come estensioni cromatiche e plastiche, contribuendo a trasformare un gesto quotidiano in una dichiarazione di stile perfettamente calibrata.
Anche nella sottrazione, Fendi rivela una notevole sicurezza progettuale. La forza del capo risiede nella precisione del taglio, nella misura del volume e nella nitidezza del colore. L’immediatezza visiva nasce da una costruzione di assoluto rigore.
Accessori: il dettaglio come firma

Gli accessori Primavera/Estate 2026 svolgono un ruolo decisivo nel definire il tono della collezione. Più che semplici completamenti del look, diventano veri dispositivi espressivi, capaci di condensare l’equilibrio tra heritage e sperimentazione che attraversa l’intera proposta.
Le borse iconiche della maison, dalla Baguette alla Peekaboo, vengono rilette attraverso materiali più leggeri e stagionali: rafia intrecciata, crochet colorato, pelle traforata, superfici semi-trasparenti, volumi tridimensionali.
Micro paillettes, frange sottili e dettagli metallici intervengono con discrezione, mentre accanto ai modelli storici emergono maxi shopper morbide in tonalità sorbetto e mini bag gioiello pensate quasi come accenti visivi.
Anche la gioielleria segue una linea di forte presenza, pur mantenendo una misura raffinata. Orecchini oversize e asimmetrici, bracciali rigidi dalle forme organiche, collane a catena dal peso plastico definito costruiscono un’immagine audace ma sempre controllata. Le calzature, dai sandali flat intrecciati ai sabot con tacchi scultorei, fino alle slingback alleggerite da inserti trasparenti, prolungano questa stessa tensione tra artigianalità e invenzione.
In Fendi, il dettaglio oltrepassa la dimensione accessoria ed assume un ruolo attivo nel racconto, dando continuità alla visione complessiva della collezione.
Un lusso di precisione e libertà
Con questa sfilata, Fendi dimostra di saper evolvere senza recidere il legame con le proprie radici. La trasformazione di materiali storicamente densi come la pelle in superfici dalla leggerezza quasi cartacea, o l’elevazione del punto maglia a costruzione di alta moda, testimoniano una padronanza tecnica che resta uno dei tratti più distintivi della maison.
La Primavera/Estate 2026 va letta allora come un manifesto di libertà espressiva governata dalla precisione. Tutto comunica facilità, movimento, naturalezza, pur nascendo da una lavorazione estremamente colta e controllata. È questa la qualità più riuscita della collezione: la capacità di far apparire spontaneo ciò che nasce da una regia progettuale rigorosa.
Fendi propone un lusso che invita a leggere la complessità di un intarsio, a riconoscere l’intelligenza di una trasparenza, a soffermarsi sulla bellezza tattile di un accessorio costruito con attenzione. Un lusso che sceglie l’intensità al posto del clamore e che ritrova, nella creatività italiana, il proprio accento più convincente.