9 Agosto 2026

Chloé Winter 2026-2027: la collezione Devotion restituisce valore al tempo della moda

29 Luglio 2026

Chloé Winter 2026-2027: la collezione Devotion restituisce valore al tempo della moda

Ricami, maglie irregolari, tartan, abiti fluidi e dettagli talismanici compongono una collezione dedicata alla presenza umana. Con Chloé Winter 2026-2027, Chemena Kamali esplora il rapporto tra artigianato, appartenenza e libertà femminile.

Ogni abito contiene una parte di tempo. Affiora nella pazienza di un ricamo, nella trama di un filo lavorato a maglia, nelle variazioni lasciate dalla mano e nelle decisioni attraverso cui una materia diventa forma.

Con Chloé Winter 2026-2027, Chemena Kamali porta in primo piano ciò che la moda contemporanea tende spesso a comprimere: il processo creativo, la cura e la relazione tra le persone coinvolte nella costruzione di un capo. Presentata durante la Paris Fashion Week, The Devotion Collection nasce da una riflessione sull’umanità, sull’empatia e sulla capacità degli abiti di conservare il passaggio di chi li ha pensati, realizzati e indossati.

La collezione accosta costumi tradizionali e libertà bohémien, riferimenti vittoriani e concretezza urbana, lavorazioni minuziose e volumi mossi dal corpo. Il risultato supera la nostalgia e propone una domanda pienamente contemporanea: quale valore assume un abito quando rende riconoscibili il lavoro, il sapere e il tempo da cui proviene?

Il significato della Devotion Collection

Ph: Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin

La parola devotion indica una dedizione profonda, capace di mantenersi nel tempo. Chemena Kamali la utilizza per descrivere il legame tra l’atto creativo e la persona che lo compie: chi disegna, ricama, intreccia, cuce e trasmette una tecnica.

Nella presentazione ufficiale della collezione Chloé Winter 2026-2027, la direttrice creativa racconta di aver riflettuto sull’empatia e sul valore della presenza umana in una società sempre più accelerata e meccanizzata. Da questa ricerca nasce l’interesse per l’artigianato folklorico e per gli abiti tradizionali, intesi come testimonianze di comunità, rituali e conoscenze condivise.

Per secoli, il modo di vestire ha indicato provenienza, appartenenza, ruolo sociale, passaggi della vita e occasioni collettive. Ricami, motivi ornamentali e accostamenti cromatici potevano rivelare la storia di un territorio o il posto occupato da una persona al suo interno. Kamali riprende questa funzione culturale e la trasferisce nel guardaroba contemporaneo.

Le piccole irregolarità delle superfici acquistano così un’importanza precisa. Una variazione nel punto, una trama meno uniforme o un disegno lievemente asimmetrico rendono riconoscibile l’intervento di chi ha lavorato il materiale. L’imperfezione diventa testimonianza: rivela che la creazione ha attraversato un corpo, un’attenzione e una competenza.

Il lusso proposto da Chloé nasce quindi dalla qualità della relazione incorporata nell’oggetto. Il pregio di un abito risiede anche nelle conoscenze che ha richiesto e nel tempo umano che continua a trattenere.

Ricami, tartan e maglieria: la materia racconta l’appartenenza

Tra i capi centrali figurano bluse ornate da ricami, maniche voluminose e colletti arricciati. Alcune richiamano gli abiti della prateria americana, altre evocano lavorazioni vittoriane o indumenti tramandati all’interno di una famiglia.

Kamali le allontana dalla ricostruzione storica attraverso proporzioni attuali e accostamenti istintivi. Le bluse vengono indossate con pelle, cinture importanti e stivali sopra il ginocchio. Il passato entra nel presente attraverso una trasformazione, conservando la propria densità culturale senza diventare travestimento.

Anche il tartan attraversa gonne, cappe, abiti e cappotti. La sua struttura nasce dall’incrocio di linee e colori, in cui ciascun elemento acquista significato attraverso il rapporto con gli altri. Storicamente associato a territori e identità condivise, nella collezione rafforza il legame tra individuo e comunità.

Le stampe floreali mostrano contorni vissuti e variazioni cromatiche. I fiori sembrano provenire da tessuti conservati, esposti alla luce e trasformati dall’uso. La loro bellezza deriva dal percorso attraversato nel tempo.

Nella maglieria, nodi, rilievi e motivi floreali emergono dall’intreccio e invitano lo sguardo ad avvicinarsi. Questi particolari rallentano la fruizione rapida dell’immagine di moda: chiedono di osservare come una forma sia stata ottenuta e quali gesti abbiano permesso alla materia di assumere quella specifica consistenza.

Leggerezza e protezione nella costruzione dei look

La collezione Chloé Autunno Inverno 2026-2027 si sviluppa attraverso contrasti continui. Le forme romantiche incontrano elementi decisi; la leggerezza delle gonne viene ancorata da stivali robusti; le trasparenze convivono con cappotti, pelle, maglieria e fibbie di grandi dimensioni.

Questo contrasto restituisce alla donna Chloé una presenza complessa. La delicatezza diventa una possibilità espressiva scelta consapevolmente, mentre la forza emerge dal modo in cui il corpo occupa l’abito e lo porta nel mondo.

Le gonne midi e maxi sono costruite attraverso successioni di balze e rouches. Durante il passo, ogni strato reagisce con un movimento differente e trasforma la figura. Accanto compaiono blazer dalle spalle definite, giacche squadrate e cappotti avvolgenti, capaci di contenere l’ampiezza degli elementi fluidi.

Gli stivali sopra il ginocchio introducono una componente concreta e protettiva. Ampi, rivestiti internamente di pelliccia e proposti anche in arancio e azzurro polveroso, danno peso alla figura e rafforzano il suo rapporto con il terreno.

L’immagine femminile risultante possiede vulnerabilità e resistenza. Nella vita psichica, queste condizioni possono convivere e sostenersi reciprocamente: la solidità personale nasce spesso dalla capacità di riconoscere la propria sensibilità e integrarla nel modo di abitare il mondo.

Gli abiti cut-out e una sensualità governata dal corpo

Gli abiti lunghi e vaporosi, tra i codici più riconoscibili di Chloé, acquistano una sensualità articolata attraverso tagli e aperture laterali. Alcuni scoprono i fianchi e parti della lingerie; altri sono attraversati da fasce sottili che richiamano corsetti e reggicalze.

La pelle appare per frammenti. Il tessuto la rivela durante il movimento e torna poi a coprirla, creando un’alternanza fra intimità ed esposizione. La sensualità nasce dalla possibilità di scegliere quanto mostrare e dal modo in cui il corpo modifica continuamente la percezione dell’abito.

Kamali costruisce una femminilità capace di contenere desiderio, romanticismo e forza senza trasformarli in ruoli rigidi. L’abito accompagna questa pluralità e permette alla persona di riconoscersi in qualità apparentemente lontane, abitandole nello stesso momento.

Come approfondito da Veloria nell’articolo dedicato a Suigenderis e alla moda genderless, l’abito può diventare uno strumento di autodeterminazione: accompagna il corpo oltre le definizioni prestabilite e gli consente di esprimere identità, desideri e trasformazioni attraverso forme liberamente scelte.

Fibbie, cavalli e talismani: portare un significato vicino al corpo

Gli accessori ampliano la componente simbolica di The Devotion Collection. Fibbie importanti, motivi equestri, pietre, collane e piccoli ornamenti sembrano provenire da una raccolta personale costruita negli anni.

Una cintura nera decorata con quattro cavalli in corsa introduce un’immagine di energia e libertà. Il cavallo, presente in molte culture come simbolo di movimento e forza vitale, collega istinto e direzione.

Altri elementi ricordano amuleti e talismani. Un oggetto assume questa funzione quando una persona gli affida un ricordo, una protezione, un desiderio o un legame. Portarlo vicino al corpo significa attribuirgli un posto nella propria storia.

Attraverso questi dettagli, Chloé riconosce una funzione intima del vestire. Scegliamo gli oggetti anche per ciò che ci aiutano a trattenere: una persona, un luogo, una promessa o una parte di noi che desideriamo continuare a sentire vicina.

Il ritorno della Paddington e la memoria della Maison

Nella campagna compare anche la Paddington, borsa lanciata da Chloé nel 2005 e divenuta uno degli accessori emblematici dei primi anni Duemila. La struttura morbida, le cerniere e il caratteristico lucchetto le conferirono fin dall’inizio un’identità immediatamente riconoscibile.

Inserita nella visione di Chemena Kamali, la Paddington mostra come un oggetto possa attraversare epoche differenti, essere ricordato da una generazione e incontrarne un’altra.

La memoria della moda procede attraverso continue riattivazioni. Una forma ritorna portando con sé le immagini e le aspirazioni legate alla sua prima apparizione, mentre il nuovo contesto ne trasforma la lettura. L’accessorio diventa così un ponte fra esperienze e immaginari diversi.

Chloé Winter 2026-2027: quando il paesaggio prende forma negli abiti

Ph: Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin

Fotografata da Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, la campagna ufficiale Chloé Winter 2026 colloca Raquel Zimmermann, Jacqui Louise, Thalita Ferreira e Sarah Isaksen in un paesaggio aperto, attraversato dal vento e da una luce mutevole.

La natura partecipa alla costruzione delle immagini. Il vento entra nelle maniche, solleva le gonne, modifica i capelli e altera per qualche istante le proporzioni dei capi. Rouches, cappe e tessuti fluidi rivelano possibilità che una posa statica lascerebbe nascoste.

Le figure appaiono minute di fronte alla vastità dell’ambiente e, nello stesso tempo, pienamente presenti. Questa duplicità racconta una libertà lontana dal dominio: occupare il mondo conservando la capacità di percepirne la grandezza.

Le modelle vengono ritratte insieme. La vicinanza trasforma l’autonomia in un’esperienza condivisa e suggerisce una forza femminile che cresce attraverso la relazione, il sostegno reciproco e la possibilità di procedere accanto ad altre donne.

Il valore di ciò che merita dedizione

Chloé ha costruito la propria storia intorno ad una femminilità mobile, spontanea e vicina alla vita. Chemena Kamali recupera questo patrimonio e lo rinnova attraverso una maggiore attenzione alla manualità e alle contraddizioni dell’identità.

Le trasparenze incontrano cappotti ampi, le bluse ricamate convivono con la pelle, le gonne a balze vengono sostenute da stivali alti. Ogni look accoglie morbidezza e fermezza, desiderio e protezione, eredità e cambiamento. Il vestire offre una forma visibile a questa complessità e consente di riconoscersi senza ridursi a un’immagine univoca.

The Devotion Collection conduce allora verso una domanda essenziale: quando un abito acquista un valore capace di durare nel tempo?

Rimangono la precisione di una lavorazione, il modo in cui il tessuto ha accompagnato il corpo e i ricordi delle occasioni in cui è stato indossato. Rimangono le differenze lasciate dalla mano, capaci di rendere ogni creazione riconoscibile e irripetibile.

Chloé Winter 2026 restituisce alla moda la capacità di mettere in relazione individuo e comunità, desiderio e protezione, storia e trasformazione. La devozione evocata da Chemena Kamali coincide con la scelta di dedicare attenzione a ciò che possiede un valore umano e culturale, anche quando il mondo invita a sostituirlo rapidamente.

Un abito può allora diventare una forma di continuità: custodisce il gesto di chi lo ha creato, accoglie la vita di chi lo indossa e lascia aperta la possibilità di essere tramandato. Il suo significato cresce ogni volta che incontra un nuovo corpo e riceve un’altra storia.

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