Polvere di marmo, sedimenti del vino, ricerca tecnica e cultura del territorio: come MAARMO trasforma due residui di filiera in un radiatore che porta nell’abitare il colore e l’aroma della cantina.
Cosa rende veramente originale un progetto?

UbriAAco offre una risposta: l’originalità prende corpo quando conoscenze, sguardi ed esperienze lontane trovano un punto d’incontro. Il progetto comincia prima del disegno, quando una domanda avvicina realtà considerate inconciliabili. Trasformare l’intuizione in materia richiede rigore, ascolto e perseveranza.
Da una parte c’è il marmo, solido, minerale, legato all’architettura e alla durata. Dall’altra, vinacce e fecce, presenze organiche della vendemmia, intrise di pigmenti e sentori. Fra loro compare una vecchia barrique, recipiente che ha già accolto il vino e che ora accompagna l’affinamento di un radiatore.
Da questo incontro emerge un termoarredo dalla pelle color vinaccia, attraversata da variazioni che rendono ogni esemplare irripetibile. Quando si scalda, libera una traccia olfattiva delicata che richiama il mosto e il pane appena sfornato. La superficie conserva le tracce della propria provenienza e le porta nella casa.
Presentato da MAARMO come il primo termoarredo affinato in barrique, UbriAAco porta la sostenibilità sul piano sensoriale: pietra, vigna, cultura delle botti e manifattura convergono in un oggetto percepibile attraverso vista, tatto e olfatto.
L’originalità di UbriAAco comincia dallo sguardo

Il design viene spesso giudicato attraverso ciò che appare: una linea inedita, una proporzione riconoscibile, una finitura sorprendente. La novità più profonda può trovarsi a monte, nello sguardo capace di interrogare le risorse e creare relazioni inattese. L’estetica conquista l’attenzione; il pensiero che la precede modifica il significato di ciò che osserviamo.
MAARMO lavora su questo rovesciamento. La polvere generata dalle lavorazioni lapidee torna a essere corpo; i residui della vinificazione partecipano alla tonalità e alla dimensione sensoriale del radiatore; la botte, concluso il proprio incarico enologico, entra in un nuovo processo.
UbriAAco evita l’effetto decorativo di un riuso costruito per essere raccontato. Il composto minerale offre consistenza; i residui del vino lasciano colore e profumo; il legno accompagna il trattamento; la temperatura risveglia la componente olfattiva. La storia può essere letta sulla pelle dell’oggetto perché coincide con il procedimento che lo ha generato.
Che cosa hanno in comune il marmo e le vinacce?

Il marmo appartiene alla lentezza geologica; l’uva segue il calendario delle stagioni. Uno evoca cave e architetture, l’altra filari e vendemmie. Il primo trattiene i secoli; la seconda restituisce la vitalità di un ciclo agricolo.
Entrambi portano il segno di un lavoro. Dietro la polvere del marmo restano taglio, levigatura e competenza; nelle vinacce sopravvivono bucce, vinaccioli, pigmenti e aromi del frutto pressato, nelle fecce quanto il vino deposita durante la propria evoluzione. La loro marginalità dipende dal punto di vista del prodotto principale.
Li accomuna un destino più intimo: hanno già partecipato alla nascita di qualcosa, ma conservano un’ulteriore possibilità. Rappresentano il dopo di una lavorazione che può diventare l’inizio della successiva. Il loro valore eccede l’impiego per il quale erano stati estratti, coltivati o trasformati.
UbriAAco avvicina anche due esperienze del tempo. Il marmo porta una memoria terrestre, la vinaccia quella stagionale di un’annata e di un territorio. La durezza accoglie l’impronta del vivente e l’organico trova un corpo destinato a permanere. Nessuno dei due perde la propria identità; ciascuno estende il senso dell’altro.
In UbriAAco, lo scarto torna a essere qualità
La parola “scarto” indica una posizione dentro un sistema produttivo, anziché la natura definitiva di una sostanza. Una polvere inadatta alla lastra può rivelarsi preziosa in un impasto; un sedimento escluso dalla bottiglia conserva forza cromatica, aromatica e culturale. Cambiando la domanda progettuale, cambia anche la gerarchia attribuita alle risorse.
È un principio centrale del design circolare. Recuperare richiede conoscenza: occorre studiare il comportamento di un residuo, riconoscerne i limiti e individuare la funzione nella quale possa offrire una prestazione convincente. Il valore ambientale acquista credibilità quando procede insieme a qualità d’uso, solidità costruttiva e bellezza.
MAARMO: una storia nata dalla fiducia nella materia
MAARMO nasce nel 2017 da un’intuizione concreta: restituire impiego alla polvere del settore lapideo e convertirla in un corpo radiante. L’impresa parte da una risorsa che la produzione aveva smesso di interrogare, riconoscendo possibilità dove il ciclo precedente sembrava concluso.
La ricerca conduce a un composto minerale modellabile a freddo, realizzato con acqua e addensanti naturali, senza resine. Dal settembre 2021 la produzione avviene a Villotta di Chions, in provincia di Pordenone; il lavoro di ricerca e sviluppo prosegue a Vittorio Veneto, dentro un territorio segnato da solide competenze manifatturiere.
Anche il nome conserva la sostanza d’origine: la vocale raddoppiata di MAARMO ne prolunga la pronuncia, mentre la polvere torna compatta e l’elemento riscaldante acquisisce la presenza di un arredo.
Nel 2025 l’azienda ha ricevuto il Premio Impresa Ambiente, promosso dal sistema camerale italiano, nella categoria dedicata al miglior prodotto o servizio per micro e piccole imprese. UbriAAco ha poi ottenuto il Green Product Award Audience Award 2026. I riconoscimenti documentano un percorso di ricerca tradotto in un prodotto concreto.
Diciotto mesi per restare fedeli a un’intuizione

L’incontro fra MAARMO e il mondo del vino apre una direzione affascinante, ma ancora priva di metodo. Occorre capire quali residui impiegare, come reagiscano al composto minerale, quanto prolungare l’affinamento e in quale modo preservare colorazione e aroma senza compromettere la funzione termica.
Per diciotto mesi l’ipotesi viene sottoposta a esperimenti e confronti con produttori vinicoli del territorio. La durata rivela la serietà del passaggio dall’intuizione al prodotto: immaginare una direzione è immediato, renderla affidabile richiede metodo, umiltà e disponibilità a ricominciare.
Nel laboratorio, la passione assume una consistenza precisa: osservare una campionatura inattesa, annotare una reazione, rivedere un passaggio, aspettare. Significa rispettare il comportamento dei materiali e lasciare che siano le prove a orientare il metodo.
Chi lavora il vino conosce trasformazione, recipiente e differenze fra le annate. Portare questa sensibilità nel design significa accettare che progettare possa assomigliare all’affinamento: accompagnare il materiale con attenzione e lasciare che il tempo partecipi alla ricerca.
Quel tempo appartiene a UbriAAco quanto il marmo e il vino: laboratorio, conversazioni, campioni riusciti a metà, decisioni rimandate finché l’evidenza fosse solida. Dietro la finitura rimane il coraggio di sottoporre l’intuizione alla prova.
La cura comincia quando il risultato può ancora deludere. Perseverare significa amare abbastanza una domanda da lasciarsi correggere da essa. L’ostinazione ripete; la tenacia progettuale modifica il metodo mantenendo fede all’intento. In questa elasticità risiede la forza necessaria per trasformare l’imprevisto in conoscenza.
Anche gli esperimenti imperfetti partecipano alla logica circolare di MAARMO: il composto può essere macinato e reintrodotto nella lavorazione. L’errore diventa informazione e permette di tentare nuovamente con maggiore consapevolezza.
Come nasce UbriAAco, il termoarredo affinato in barrique
La lavorazione comincia dal recupero della polvere di marmo, unita ad acqua e addensanti naturali per ottenere un impasto minerale. Il composto viene colato negli stampi e consolidato a freddo, evitando la cottura ad alte temperature.
Il corpo viene predisposto per la funzione radiante. UbriAAco è disponibile in versione elettrica, idronica oppure ibrida, capace di combinare le due alimentazioni. I diversi formati consentono installazioni verticali e orizzontali; la scheda ufficiale rimane il riferimento per potenze, dimensioni e compatibilità impiantistiche.
Il passaggio distintivo avviene nelle vecchie barrique. Il manufatto entra in contatto con sedimenti e residui della vinificazione rossa presenti nelle botti, attraverso il procedimento messo a punto durante la sperimentazione. Il termine “affinato” acquista un significato letterale e progettuale: il recipiente enologico interviene nella finitura, trasferendo tracce cromatiche e aromatiche.
L’asciugatura stabilizza il trattamento e lascia emergere una veste color vinaccia dalle sfumature irregolari. La tonalità deriva dal processo compiuto dal materiale, anziché imitare il vino con un rivestimento decorativo. Ogni variazione testimonia il rapporto fra impasto minerale, sedimenti organici, legno e durata del contatto.
Quando UbriAAco entra in funzione, la temperatura favorisce il rilascio di un profumo leggero che richiama il mosto e il pane appena sfornato. Il calore completa la percezione del radiatore con una nota olfattiva misurata.
Al termine della vita utile, separate le componenti destinate al riscaldamento, il corpo minerale può essere frantumato e reintrodotto nella produzione. La capacità di accogliere un nuovo impiego completa la logica circolare del progetto.
Quando competenze lontane imparano a dialogare
UbriAAco nasce da un’intelligenza collettiva. La tecnologia dei materiali restituisce consistenza alla polvere; l’esperienza enologica conosce sedimenti, contenitori e tempi di cantina; il design governa proporzioni e rapporto con lo spazio; la termotecnica assicura che la narrazione resti ancorata alla prestazione primaria.
Una competenza genera novità quando esce dal proprio perimetro. Nel confronto con un sapere differente perde automatismi e conquista domande migliori: la manifattura riceve dall’agricoltura pigmenti e sentori, l’interior design offre loro una durata domestica.
La contaminazione funziona quando ciascuna disciplina conserva rigore e mette la propria esperienza al servizio di un risultato comune. Nel design sostenibile significa osservare un problema abbastanza da vicino da scoprirvi una risorsa, senza idealizzare l’eccedenza né nascondere le difficoltà tecniche.
L’esclusività di UbriAAco deriva da questa pluralità: un oggetto maturato attraverso relazioni fra professionisti disposti a tradurre il proprio sapere per incontrare quello altrui.
Il calore di UbriAAco rende percepibile la cura
Un radiatore agisce nella vita quotidiana con naturalezza. Lo si accende nei mesi freddi e la stanza cambia lentamente. L’aria diviene accogliente, il corpo si distende, il tempo trascorso all’interno acquista un’altra qualità. La funzione raggiunge una sfera intima perché risponde a un bisogno elementare: sentirsi protetti.
In UbriAAco, il tepore porta con sé la pazienza della ricerca, la precisione dell’impasto e l’attesa nella botte. La cura diventa percepibile attraverso temperatura, colore e nota olfattiva.
UbriAAco costruisce un legame fra chi lo ha realizzato e chi lo abiterà. Persone destinate forse a non incontrarsi condividono, attraverso di esso, una stessa idea di benessere: affidabilità, bellezza e rispetto delle risorse. Il lavoro lascia la fabbrica, mentre il riguardo depositato nei gesti continua a operare nello spazio privato.
La passione acquista valore quando riesce a raggiungere qualcuno. Tradotta in una prestazione percepibile, si trasforma in esperienza. Ogni accensione rinnova questo passaggio: il calore trasporta la forza di chi ha perseverato affinché un’intuizione giungesse a compimento e la consegna con delicatezza a chi entra nella stanza.
Il profumo di UbriAAco rende abitabile la memoria
Gli odori possono richiamare ricordi autobiografici con particolare intensità. Un aroma può riaprire una scena prima che la mente trovi le parole: una cucina d’inverno, il pane sul tavolo, il legno umido delle botti. La memoria olfattiva procede per apparizioni e restituisce il passato al presente.
Una casa comincia ad appartenerci quando sappiamo riconoscerla anche a occhi chiusi. Ha l’odore dei materiali, dei libri, delle consuetudini e delle persone che la attraversano. Il profumo partecipa alla costruzione dell’identità di un luogo.
UbriAAco affida questa dimensione a un elemento percepito abitualmente attraverso vista e temperatura. L’effluvio affiora con il calore e segue il ritmo dell’uso. Mosto e pane introducono nell’interno due immagini di trasformazione: il frutto che diventa vino e l’impasto che diventa nutrimento. Entrambe parlano di attesa, premura e condivisione.
Il legame con la cultura delle cantine di design passa dall’architettura produttiva alla scala domestica. La barrique porta il proprio patrimonio sensoriale sulla parete; il vino sopravvive come tonalità, traccia e atmosfera.
La presenza aromatica completa l’esperienza del termoarredo senza saturare l’ambiente, lasciando spazio alla biografia di chi abita: ogni persona associa agli odori luoghi, volti ed emozioni differenti.
Con gli anni, il sentore può aderire a nuovi ricordi: una casa appena iniziata, un ritorno serale, un inverno attraversato insieme. UbriAAco accoglie allora anche la storia di chi lo usa. È uno dei modi in cui il design entra nella vita.
L’eternità possibile di UbriAAco
Definire eterno un prodotto richiede cautela. Ogni sostanza cambia, ogni meccanismo incontra un limite, ogni abitazione si trasforma. Per gli oggetti, la durata comprende anche la possibilità di essere custoditi, riparati, reinterpretati o restituiti a un nuovo ciclo.
UbriAAco intreccia durate differenti: quella geologica del marmo ricomposto, quella agricola della vite, l’affinamento durante il quale il tempo partecipa alla lavorazione, la vita utile del radiatore e la possibilità di recuperare nuovamente il corpo minerale.
La permanenza più emotiva si affida al profumo. A ogni accensione, l’aroma riporta nel presente il cammino che ha generato il termoarredo e le esperienze vissute intorno a esso. La memoria conserva l’oggetto riattivandolo; il passato continua a produrre significato.
UbriAAco mostra che la sostenibilità può avere calore, colore e una dimensione affettiva. Due residui acquistano dignità progettuale perché qualcuno ha saputo guardarli oltre la destinazione più ovvia. L’intuizione ha attraversato una lunga stagione d’incertezza, sostenuta da persone capaci di unire conoscenze, dedizione e perseveranza.
L’originalità di UbriAAco sta nel dare futuro a ciò che aveva già avuto una vita: la polvere del marmo, i residui del vino, una barrique, un’intuizione. Il calore ne riattiva le tracce; la casa aggiunge le proprie. Da quel momento, conserva qualcosa che nessun progetto può disegnare in anticipo: il tempo di chi lo abita.